Storia

Un battaglione di partigiani tra le file delle SS in Italia

Questa è la storia poco conosciuta di una formazione partigiana piemontese che nel marzo del 1944 entrava tra le file delle SS.

Totenkopf, portato sulle mostrine del colletto dalle SS-Totenkopfverbände

Frugando negli archivi dell'<Istituto Storico della Resistenza in Piemonte> di Torino mi sono imbattuto in un qualcosa che di primo acchitto apparirebbe, per chiunque, incredibile.

Si tratta di questo: in un pomeriggio primaverile del 23 marzo 1944, a Venaria Torinese, nella ex-caserma del 5° reggimento artiglieria, uno strano battaglione, denominato <Battaglione Volontari Partigiani>, composto da 700 uomini, vestiti e armati dalle SS tedesche, giurano fedeltà al Terzo Reich, alla presenza di un generale tedesco giunto appositamente da Torino, con la seguente formula, così come segnalato dall ' Ispettore della Guardia Nazionale Repubblicana maggior generale Raffaele Castriotta: <Giuro di essere fedele ad Hitler e di combattere a fianco delle truppe germaniche con fedeltà ed onore per la nuova Italia. Viva Hitler !!! Viva l' Italia !!! > Praticamente quello sarà il battaglione speciale che alcuni suoi uomini porteranno come simbolo le Totenkompf o Testa di morto, il Battaglione "Davide", dal nome del suo comandante, un capitano diventato tenente colonnello, già partigiano passato il 7 marzo 1944 al servizio diretto delle autorità delle SS-Polizei. Il gruppo in questione si muove spavaldo, tra lo stupore e l'incredulità della gente, anche in mezzo alle formazioni repubblichine.


Per far capire che tra quelle formazioni che dipendevano direttamente dal comando tedesco, come per esempio questa, e le altre formazioni repubblichine della Repubblica di Salò, non correvano certamente buon sangue, possiamo citare almeno tre episodi che possono far capire tale attrito.

1) Verso le tre del pomeriggio del 12 marzo 1944, quattro ufficiali della GNR, gruppo carri Leonessa,
mentre vanno a passeggio nella centrale via Roma a Torino, notano un gruppo in uniforme militare italiana da paracadutista, con una fascia tricolore al braccio sinistro, che ha uno strano comportamento.
Dopo essersi avvicinati e chiesti i documenti, si sentono rispondere che loro sono dei ribelli.
Questi sedici vengono poi accompagnati al locale comando militare tedesco con sede presso l'Albergo Nazionale, qui riferiscono di aver fatto effettivamente parte di bande di patrioti operanti tra le province di Cuneo e Asti e di essere al momento alle dipendenze di un reparto delle SS tedesche.
Inoltre aggiungono di non riconoscere il governo di Salò, di odiare i fascisti e di voler combattere contro di essi. Tra lo stupore dei quattro della GNR, l'ufficiale tedesco conferma che quello che hanno detto risponde a verità: infatti quelli fanno parte di una formazione ribelle che ha stipulato un accordo col comando SS di Venaria Reale, alle porte di Torino e che sono elementi utilissimi.

2) Verso le sette e mezzo di sera del 20 marzo 1944, un gruppo di stessi militi facenti parte del battaglione "Davide", mantre camminano in piazza San Filippo a Torino, iniziano a gridare frasi come
<A morte il governo fascista> e <dobbiamo liberare l'Italia dai fascisti e dagli inglesi>, contro un camion pieni di fascisti. Intanto in piazza Sonzini alcuni elementi della "Davide"cambiano il nome della
targa della piazza in Lenin. Segue come al solito denunce della GNR ma i tedeschi, non danno spiegazioni in merito, anzi fanno calare una vera e propria cappa di silenzio.

3) Parecchi allievi piloti dell'ANR, con sede ad Altessano, una frazione vicino Venaria, affascinati dalla libertà e dei mezzi di cui godono i militi della <Davide>, si sono presentati a loro per arruolarvisi e
tutti sono stati reclutati col grado di sottotenente.
Il comportamento di questa formazione, incorporata nelle SS, non è molto dissimile da quello dei cosacchi e degli ukrajni che accettarono di servire all'ombra della croce uncinata e delle tibie incrociate con la testa di morto.
I tedeschi hanno metodi spregiudicati, non vanno tanto per il sottile, i conflitti diplomatici con le autorità di Salò non li turbano. Lasciando mano libera alle intemperanze di questi scalmanati, se li sono
accaparrati, ma poi li sposteranno in altre sedi, e ben 42 di essi finiranno a fare la guardia alla Risiera di San Sabba a Trieste, l'unico lager con forno crematorio esistente nel territorio italiano che all'epoca faceva parte dell'Adriatische Kustenland, direttamente annessa al Terzo Reich.