Storia

Brigate Rosse: da Moretti ai giorni nostri (2)

I primi dissapori all’interno delle BR nascono durante il rapimento dell’Onorevole Aldo Moro; alcuni militanti, tra cui la Faranda e il Morucci, sono contrari all’uccisione dello statista. Per questo si dissociano dalle BR, organizzano ed entrano a far parte del Movimento Comunista Rivoluzionario.

Nel frattempo il Parlamento vara delle leggi speciali contro il terrorismo, tra cui alcuni provvedimenti che attenuano la pena ai collaboratori di giustizia - n.d.r. le leggi vengono riportate in fondo all’articolo -. Inizia così una stagione di pentimenti inaugurata da Patrizio Peci che con le sue rivelazioni consente agli uomini del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di effettuare alcuni arresti. Nel 1980 le BR si dividono ancora. E di nuovo è la decisione di commettere un assassinio, quello del sindacalista Guido Rossa, a creare fratture all’interno delle Brigate. Ad essere contraria è quella frangia di operai e di persone che gravitano nell’ambiente sindacale, che esprime il proprio dissenso prendendo le distanze dall’organizzazione.

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Nel novembre dello stesso anno la direzione strategica decide che l’organizzazione deve ritornare “alle origini” e, quindi, lottare contro l’imperialismo; questa volta è la colonna milanese di Walter Alasia a non essere d’accordo. Questa ‘ideologia’ va oltre il controllo dell'esecutivo centrale e porta al sequestro dell’ingegnere dell’Alfa Romeo Renzo Sandrucci; l’uomo rimane nelle mani dei suoi aguzzini dal 3 giugno al 23 luglio del 1981, giorno in cui viene rilasciato. Intanto la colonna napoletana - fronte carceri - e la colonna torinese, con a capo Giovanni Senzani, si uniscono per formare la BR- Partito della Guerriglia. Insieme gestiscono due sequestri molto importanti: quello dell’esponente della DC, Ciro Cirillo e quello di Roberto Peci. Qualcuno dice che la liberazione di Ciro Cirillo, dopo un sequestro durato dal 27 aprile al 24 luglio 1981, fu gestita dallo Stato, ma anche che intervennero i Servizi Segreti e la Camorra di Raffaele Tutolo.

La prigionia di Roberto Peci, invece, iniziata il 10 giugno e conclusasi il 3 agosto 1981, ha un tragico epilogo: l’omicidio. Roberto Peci, fratello di Patrizio, viene giustiziato per aver raccontato ai magistrati alcuni dettagli sulla struttura dell’organizzazione e sui suoi componenti. Intanto, la colonna romana, la cui responsabile è Barbara Balzarani, e la colonna veneta di Antonio Savasta, organizzano il rapimento dell’ingegner Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico Montedison di Mestre. Anche questo sequestro, durato dal 20 maggio al 5 luglio 1981, si conclude nella maniera peggiore, con l’uccisione del Taliercio. E l’omicidio viene rivendicato dalle BR. Nell'agosto del 1981, per iniziativa della colonna di Roma, viene fatto un tentativo di ricomposizione delle contraddizioni esplose tra le varie falangi; tentativo che fallisce.

Due mesi più tardi a Milano si tiene una riunione della Direzione strategica. In questo frangente viene pianificata l’azione contro il generale James Lee Dozier che, il 17 dicembre del 1981, viene prelevato dal suo appartamento di Verona, Lee Dozier è di nuovo libero dopo poco più di un mese, il 28 gennaio del 1982, quando un’incursione dei NOCS a Padova porta alla sua scarcerazione e all’arresto di Savasta. E proprio Savasta, come Patrizio Peci prima di lui, deciderà di collaborare con la giustizia mettendo in ginocchio l’organizzazione di cui aveva fatto parte. Il 30 dicembre 1981, una parte dei militanti delle BR-PCC si allontana per formare “La Colonna 2 Agosto”. Molti dei combattenti, sentendo il fiato sul collo e temendo di essere catturati dalle forze dell’ordine, si rifugiano in Francia, approfittando della “Dottrina Mitterand” che, sostanzialmente, garantiva il diritto d'asilo ai rifugiati politici stranieri, in particolare italiani, ricercati nei loro paesi per atti di natura violenta ma d'ispirazione politica.

A fronte di ciò, le BR-PCC diffondono un nuovo comunicato, annunciando una “ritirata strategica”, per discutere. E discutono…discutono: a) di colpire la politica economica del governo e della proposta di sostegno al movimento degli autoconvocati ( a fronte di questo viene ferito Gino Giugni , era il 3 maggio del 1983): b) delle contraddizioni tra est ed ovest, proponendo un Fronte Internazionale Antimperialista (ne scaturisce, il 15 febbraio 1984, un attentato mortale nei confronti del diplomatico USA Leamon Hunt); 3) della pianificazione dell’attentato mortale contro Ezio Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell’istituto di studi economici della CISL (27/3/1985). Il 4 gennaio 1982 le BR-PG subiscono un duro colpo.

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A infliggerlo è l'arresto di molti militanti e dirigenti. Nei mesi successivi restano attive solo le cellule di Napoli e Torino. Le BR di Napoli, in particolare, organizzano in quell’anno due attentati mortali: il 27 aprile quello contro Raffaele Delcogliano, assessore regionale alla formazione professionale, il 15 luglio quello ai danni di Antonio Ammaturo, vice questore e capo della squadra mobile. Insieme a loro muoiono i rispettivi autisti: Aldo Iermano e Pasquale Paola. Il 26 agosto 1982, a Salerno, le BR-PG attaccano, per un esproprio d’armi, un convoglio di militari di leva. Nel conflitto restano uccisi gli agenti di polizia Mario De Marco e Antonio Bandiera e il militare di leva Antonio Palombo. E ancora nel 1982, tra novembre e dicembre, vengono arrestati gli ultimi militanti esterni.

Il 1982 vede un succedersi di arresti. Nonostante la diffusione, nel gennaio 1983, del documento “Ancora un passo”, nel mese di febbraio di questo stesso anno, la storia di questa organizzazione si avvia alla conclusione. Nel 1984 i rapporti all’interno delle BR-PCC si incrinano, portando ad una netta prevalenza dei “compagni” militaristi. Questi ultimi si scindono in: Prima Posizione, gli ortodossi che manterranno la denominazione BR-PCC e in Seconda Posizione. Costoro prendono successivamente, nel 1985, la denominazione di BR-UCC (Brigate Rosse-Unione Comunisti Combattenti). In un agguato, il 10 febbraio 1986, perde la vita l’ex sindaco di Firenze, Lando Conti, azionario di un’industria di materiale bellico. Un mese dopo stessa sorte tocca a Roma all’assessore Antonio Da Empoli. Nel marzo 1987 viene assassinato il generale Licio Giorgeri, Direttore Generale per le armi e gli armamenti aeronautici. Perché viene ucciso? Sembra non esserci ancora totale chiarezza sul movente ma quello che è certo è che si stesse occupando del progetto EFA. Il 14 febbraio 1987, a Roma, nel corso di una rapina per autofinanziarsi, le BR-PCC uccidono due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari.

Dopo soli quattro mesi molti affiliati delle BR-PCC dichiareranno conclusa l'esperienza storica delle BR. La decisione di chiudere l'esperienza armata non trova però concordi alcuni militanti che il 16 aprile del 1988 decidono per un attentato mortale nei confronti del senatore democristiano Roberto Ruffilli. Ruffilli era collaboratore dell’Onorevole Ciriaco De Mita . Nel documento di rivendicazione le BR annunciano la volontà di proseguire la lotta armata. Ma il loro progetto avrà vita breve: anche quest’ultimo gruppo di militanti, tra settembre e ottobre dello stesso anno, viene arrestato dai carabinieri. Nel 1992 il terrorismo rosso delle BR-NCC si rende responsabile di diverse azioni, con l’intento di creare uno stato di tensione nel centro e nel nord dell’Italia.

Il 18 ottobre, a Roma, viene sventato un attentato esplosivo presso la sede di Confindustria; i volantini che rivendicano quell’attentato, fallito, vengono trovati presso la fermata metropolitana della “Anagnina” e sulla linea 64 dell’Atac di Roma. Lo stesso giorno, sulla linea ferroviaria Traviso-Conegliano, viene trovato uno striscione con la stella a cinque punte, cerchiata. Il 25 novembre, a Treviso, vengono minacciati di morte i dirigenti delle ditte Zanussi, Castro e Rossigno. Trascorre quasi un anno e poi il terrorismo torna a colpire: nel mirino, il 2 settembre del 1993, c’è la base militare di Aviano. Un attentato che viene rivendicato il 10 gennaio dell’anno successivo, insieme ad un’altra azione ai danni della NDC (n.d.r.“Nato Defence College”) a Roma. Azione che provoca danni materiali ma non vittime. I brigatisti Luigi Fuccini e Fabio Mattini vengono arrestati a Roma il 13 febbraio del 1995. La loro autovettura viene trovata solo dopo, con 4 pistole Beretta 92. Nel 1995 si forma anche l’organizzazione dei Nuclei Territoriali Antimperialisti – NTA e, con lei, il terrore conosce nuove forme.

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Massimo D'Antona

Quattro anni dopo, a Roma, viene assassinato Massimo D’Antona, il consigliere legislativo di Sassolino, l’allora Ministro del Lavoro. L'omicidio viene rivendicato dalle BR-PCC NCC, i nuclei comunisti combattenti. L’agguato viene organizzato da Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni e dagli irriducibili, Nadia Desdemona Lioce e Mario Galesi. Ma anche alcuni brigatisti, direttamente dal carcere, rivendicano l’azione. Il giorno in cui muore D’Antona viene colpito da 9 proiettili; ad ucciderlo sarà l’ultimo, diretto al cuore. E a poche ore viene rinvenuta la rivendicazione. Un altro consulente del lavoro, ma questa volta al servizio del ministro Roberto Maroni, viene ucciso il 19 marzo 2002: è il giuslavorista Marco Biagi. Nonostante in quel periodo il livello di allerta fosse molto alto, nonostante Biagi avesse ricevuto numerose minacce di morte, per mancanza di personale gli viene tolta la scorta. E inutile è la sua richiesta di protezione. Le BR-NCC trovano la strada spianata: lo uccidono sotto casa sua, mentre ritorna in bicicletta. Dell’omicidio vengono dichiarati colpevoli e condannati all’ergastolo, dalla Corte d’Assise di Roma, Nadia Desdemona Lioce, Roberto Moranti e Marco Mezzasalma.

Federica Saraceni viene condannata invece per associazione sovversiva. Secondo la Procura di Firenze un nucleo eversivo sopravvive però alla “ritirata strategica”, nascondendosi in Toscana, e, stando agli inquirenti, più esattamente nel CPA (Centro Popolare Autogestito) a Firenze Sud. Proprio da questo centro, nel 2001, parte il pacco bomba per l’allora prefetto Achille Serra, responsabile di aver autorizzato lo sgombero della vecchia sede del CPA. Il 2 marzo 2003, sul treno Roma-Firenze, alcuni controlli effettuati dalla Polfer sfociano in una sparatoria. Lo scontro a fuoco ha luogo fra due esponenti delle Nuove Brigate Rosse - Nuclei Comunisti Combattenti (BR - NCC), Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, e gli agenti di Polizia Ferroviaria. Galesi ed un agente, Emanuele Petri, perdono la vita.

Grazie ai file trovati nel notebook della Lioce finiscono dietro le sbarre altri componenti del gruppo armato. Nuove rivelazioni, nel 2004, aiutano le forze dell’ordine: è Cinzia Banelli a parlare questa volta. Il suo nome di battaglia è “compagna So”. Viene alla luce che le nuove BR si sono ispirate al modello a compartimenti stagni dell'eversione greca "Movimento XVII Novembre", smantellato nei primi anni del 2000 dopo un trentennio di attività svolta nella più assoluta segretezza.

AUTORI:

  • Gaetana Pavone
  • Paola Tognella
  • Giusy La Piana