Storia

Nel 1942 progettato un raid aereo italiano su New York

Nel 1942 il SAS [Servizio Aereo Speciale] italiano progetta un raid aereo su New York, evento che non avverrà per l'avvenuto armistizio dell'8 settembre 1943.

Il SAS, acronimo di “Servizi Aerei Speciali”, fu creato frettolosamente il 4 giugno 1940, appena sei giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia, su precise indicazioni della Regia Aeronautica italiana, requisendo tutti gli aerei delle compagnie aeree civili: l’Ala Littoria, l’Avio Linee italiane e le Linee Aeree Transcontinentali italiane.

Poste sotto il comando del generale Aurelio Lotta e suddivisi in 2 reparti, quello da Trasporto contrassegnato dalla lettera “T”, e quello di comunicazione, avranno un organico eterogeneo di 183 velivoli che verranno a loro volta suddivisi nei gruppi di volo 1470, 1480 e 1490 e nei nuclei di comunicazione, con un organico di 700 piloti e specialisti dell’aviazione civile, considerati per metà militari [quando dovranno compiere missioni a lungo raggio] e per metà civili [quando dovranno compiere voli commerciali con paesi neutrali o amici.

Ebbene, proprio tra il personale del SAS si comincerà a diffondere un progetto alquanto ardito e spericolato, che ha per l’epoca [siamo agli inizi degli anni quaranta del XX secolo] del fantastico: un’incursione su New York.

L’allora tenente Fulvio Setti [l’unica medaglia d’oro al valor militare concessa ad un pilota del SAS] riferì nel dopoguerra che di tale progetto addirittura se ne discuteva perfino a mensa, per stuzzicare i piloti più anziani affinché dessero pareri e consigli per rendere operativo tale progetto.

In pratica il piano era di partire con tre o quattro aerei, come il Savoia-Marchetti SM-82, da una base francese sulla costa atlantica, con un equipaggio ridotto a tre uomini, senza armi ma con serbatoi supplementari di carburante.

Ma ben presto l’idea del bombardamento venne scartata per far posto all’idea di poter bombardare New York con pacchi di volantini per un’azione dimostrativa, come quella compiuta nella prima guerra mondiale su Vienna da Gabriele D’Annunzio.

Naturalmente, dopo aver compiuto la missione, i velivoli avrebbero continuato il volo verso ovest, in direzione del neutrale Messico, fino all’esaurimento del carburante.

Poi, si sarebbero dovuti usare le moto, trasportati sugli aerei, per poter raggiungere, una volta distrutti i velivoli, la frontiera messicana.

Questo originale progetto arrivò infine, verso la primavera del 1943, allo Stato Maggiore della Regia Aeronautica italiana il quale pensò di poter utilizzare per tale missione il Savoia-Marchetti SM-95 preparato appositamente per un volo diretto di quasi 11.000 km. Si stava per rendere operativa questa operazione quando il 25 luglio del 1943 il regime fascista crollava e di questa straordinaria missione che avrebbe sbalordito il mondo intero cadde ben presto nel dimenticatoio.