Sicurezza

Intelligence Territoriale per la Sicurezza Urbana

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Possibilità di studio sulle metodologie strategiche

per la Sicurezza Urbana e la Governance del Territorio,

attraverso l’Osservazione e l’analisi delle Informazioni.

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Nel contesto della «società della conoscenza» (1) di materie attinenti allo sviluppo del territorio, in ambito socio-economico, pare che da qualche anno abbia trovato residenza la poco nota, almeno in Italia, Territorial Intelligence. Ovvero quel profondo rapporto esistente «tra la produzione di conoscenza (quindi ricerca, classificazione, analisi e utilizzo delle informazioni, N.d.A.) e azione territoriale» (2).
In sostanza si tratta di far emergere e dare importanza al capitale umano e sociale ai fini di un processo di innovazione, spostandosi e approcciando, ne è vero, verso i vari bisogni della comunità per andare poi a promuovere un possibile sviluppo sostenibile, non solo nell'attualità ma anche proiettato verso le generazioni future. «L’Intelligence territoriale propone di collegare l’intelligenza e l’azione pubblica allo sviluppo economico e industriale di un territorio, nel quadro di un cluster di competitività e/o di eccellenza territoriale» (3). Dunque la Territorial Intelligence consiste in una serie di metodi scientifici, strumenti analitici e sistemi di misurazione che mobilitano gli attori di un determinato territorio.
Tuttavia potremmo dire quasi si tratti di una governabilità partecipata, anche se in realtà è molto di più, è profondamente più intima nel tenere conto delle richieste espresse dai cittadini – per dirla con l’accezione francese riportata su “inti.hipotheses.org” – poiché la sua attività iniziale è proprio quella di accrescere la “consapevolezza” del pubblico e trovare le adeguate risposte a situazioni specifiche. Qui interagiscono almeno tre principi o basi, l’economia, l’ambiente sociale e il territorio, che attraverso la loro reciproca influenza stimolano gli interessi degli attori alla cooperazione, nelle iniziative e competenze, atte a costruire un’area di benessere.
La Territorial Intelligence è, diversamente dalla c.d. governance partecipata, uno strumento capace non solo di far conoscere le risorse disponibili oppure incoraggiare la comunicazione tra cittadini, istituzioni locali e bisogni (4). È un vero strumento operativo per la governance e lo sviluppo sostenibile anche se, per dirla con il sociologo Ammaturo (5), «è un concetto non facilmente definibile».
Nella sua descrizione però aggiunge: «l’Intelligenza Territoriale porta a una forte interazione con l’ambiente esterno, a un’apertura del territorio che vuol far conoscere le proprie risorse». Stiamo parlando dunque di una soluzione adattata, alla governance territoriale, che integra concetti come la società, il territorio, i cittadini, le istituzioni, sulla base della conoscenza e dell’azione.
Sviluppare questo strumento, quindi, vuol dire raccogliere informazioni, dati e relazioni dei diversi processi che quotidianamente si attivano sul territorio, le quali con l’aiuto delle analisi e delle comparazioni, nonché accrescendo il livello di know-how degli attori preposti, ci si indirizza verso la ricerca di strategie per la governabilità e lo sviluppo dello stesso.
L’Intelligence Territoriale è quindi una scienza? Se questa è trattata per gli scopi prefissi lo è senz'altro, poiché oltre ad avere per oggetto lo sviluppo del territorio e per soggetti o protagonisti le comunità territoriali, detiene una sintesi di paradigmi che facilitano la sua applicabilità “scientifica” proprio su diverse e pluridisciplinare esigenze risolutive.
Non a caso l’esperto in economia dell’informazione, Jean-Jacques Girardot (6) afferma che essa è un progetto scientifico “polidisciplinare”, è inoltre: «l’interazione tra ogni essere umano e il suo ambiente e, dall'altro, sui rapporti tra le persone». Ecco il perché spesso viene confusa con la governabilità partecipata, tuttavia abbiamo già detto che in qualche maniera lo è; anche se più incisiva e risolutiva.
È bene ricordare, per dirla ancora con Girardot, che «la governance territoriale può ampliare o limitare la sua espressione, la partecipazione» e di conseguenza l’esatto equilibrio tra collaboratività e concorrenzialità. Mentre l’Intelligence Territoriale con la sua osservazione, la ricerca, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni, anche con l’ausilio di tecnologie, protrae i suoi risultati su differenti problematiche e verso un tempo futuro.
Ancor prima però di far trovare qui residenza ad una probabile ricerca scientifica nel traslare il concetto e il compito operativo dell’Intelligence Territoriale, anche sullo sviluppo e ancor più sulla sicurezza urbana occorre, per eccessiva malformazione professionale, specificare che quanto qui esposto è solo frutto di una premessa agli studi e alla ricerca che su questo tema il sottoscritto autore sta attualmente lavorando. Per cui molto più estesa è la sua composizione, sia letteraria che tecnico-esplicativa, nel concetto che qui si vuole anticipare; con l’auspicio di trovare altrettante idee e proposte, provenienti dagli studiosi di queste materie, sulla possibilità che una ricerca di questo tipo possa in futuro produrre risultati soddisfacenti nei contesti della sicurezza territoriale e della governance dei luoghi, delle città e dell’intero Paese.
Inoltre dobbiamo ben scindere qui – per arbitrario compito – il significato di Intelligence Territoriale, così come proposto dalla sua accezione francese (che per lo più interessa il campo dell’economia) e assimilare una nuova nozione, anche se ciò non è un compito arduo, in quanto ci pare chiaro che per “Intelligence” significhiamo l’attività di ricerca, classificazione, analisi e utilizzo delle “Informazioni”; e per “Territoriale” il campo in cui questa attività va a proporsi, pianificarsi e attuarsi, con la sola variante di estendersi non solo al concetto di “sicurezza” ma anche a quello della “governabilità” e della “gestione” dei processi organizzativi, per la prevenzione di eventi che possono minacciare il benessere dei cittadini e delle istituzioni. A facilitare questo compito ci viene in aiuto ancora una volta la spiegazione di Girardot, il quale la individua proprio come strumento utili al ricercatore, alla comunità, e così via, al fine di ottenere una migliore e più vasta conoscenza del territorio (7).
Il compito dell’Intelligence Territoriale è quello di permettere, anche con strumenti e metodologie tecnologiche, di venire in possesso di quelle conoscenze le quali concedono di agire in maniera adatta ed efficiente, a fronte dell’arduo compito di produrre sicurezza (per gli operatori e gli enti a questo preposti) è altresì concordante alla gestione (governance) dei territori al fine di pianificare, definire, valutare e organizzare azioni di sviluppo e benessere. Seppure, l’I.T., è un concetto nuovo e per lo più, come abbiamo detto, essa si identifica nell’intelligence economica, al fine di apportare miglioramenti nella competitività dei territori, ciò non ostacola la sua applicazione, anzi estensione, alla sicurezza e alla gestione di questa, proprio perché prevede e favorisce la circolazione delle informazioni, prediligendo anche dati strategici (potremmo dire contro-informazione) per promuovere la protezione delle azioni che attuerà nei vari contesti. Ancor prima di esprimerci significativamente – seppur in un ampio spazio teorico e riassuntivo – su come utilizzare l’osservazione e le informazioni e dunque proporci come suggeritori di un paradigma scientifico per questa ricerca, ancorché trattasi di due settori delicati come la sicurezza e la governance, occorre che guardiamo, anche se sommariamente, all'interno stesso di queste due componenti allo scopo di concertarne significato e utilità. [Next per la seconda pagina]


Vi è senza dubbio una differenza tra il semplice, spontaneo e naturale guardare, con una sistematica, attenta e profonda osservazione.
Osservare è come un vedere in maniera creativa, perché se osservi analizzi, pensi, crei, e produci risultati, poiché si attivano i sensi affinché ti diano una giusta descrizione di ciò che in quel dato momento si sta manifestando davanti ai tuoi occhi. Dunque otterremo una misurazione qualitativa e quantitativa del o dei fenomeni che stiamo – appunto – osservando. Non è un’azione e/o una attività innaturale dell’uomo, anzi ci torna facile apprezzare e comprendere questo passaggio ricordando il filosofo Bacone (8) «il compito dell’uomo è quello di osservare, raccogliere, scegliere, valutare e conservare».
Per cui abbiamo a disposizione uno strumento naturale che può rivelarsi più che utile per una “elaborazione conoscitiva” – come la descrive J. Massonat – quindi efficiente per una molteplicità di scopi, sfruttando l’elemento di ricerca. Osservare è raccogliere elementi, trovarne relazioni e inter-relazioni, ottenere una descrizione dettagliata e soprattutto qualitativa dei dati che attraverso gli occhi giungono all'analisi del cervello. Pensiamo a Galileo Galilei se non avesse utilizzato questo metodo, in qual’altro modo avrebbe ottenuto definizioni, misurazioni e così via di ciò che osservava; tra l’altro di questa metodologia non poteva farne un fondamento per la ricerca scientifica moderna, se non avesse prima sperimentato questa attività come strumento e metodo scientifico.
L’osservazione ci aiuta anche a dare genuinità all'informazione che cerchiamo e che in seguito dobbiamo analizzare; e quest’ultima non ci risulterà utilizzabile se prima non attraversa il processo osservativo, quindi si compensano entrambi nella circolarità delle sintesi teoriche, che un’attività del genere cerca e deve realizzare, attraverso i suoi paradigmi (difatti osservazione e informazione sono più intime tra loro più di quanto possiamo immaginare). La correlazione del metodo osservativo con le azioni che svolgiamo quotidianamente è così profonda tanto da interessare anche il “ragionamento” il quale sappiamo che si interfaccia costantemente, e soprattutto basilarmente, con la conoscenza e la comprensibilità e dunque ne diviene anche logica deduttiva – Hobbes la descrive addirittura come scienza se questa prodotta appunto dal ragionamento – e quest’ultimo costituisce un altro basamento per la costruzione di un’attenta osservazione.
Detto ciò possiamo sostenere che l’osservazione presume anche inferenza e questa «si accompagna al pensiero razionale affinché lo guidi verso il suo estendersi con chiarezza di idee e soluzioni» (9) e dunque il concetto ci è più chiaro dicendo che «osservare con deduzione di ragionamento» (10) produce una quantica e sistematica attività di conoscenza, attraverso un metodo e/o un processo cognitivo, oltre a proporsi come oggetto scientifico e filosofico e quindi attinente a quelle valutazioni che presumono realtà, logica e limiti del sapere, ovvero pragmatismo e indagine (11) su tutto quanto osserviamo.
Comprendere ciò che ci circonda in modo osservazionale determina anche il concetto di verifica, di certezza, di evidenza e dunque consente all’uomo di beneficiare di alcune funzionalità mentali che gli permettono la riflessione, il ragionamento (12). Non distante appare il pensiero del filosofo e scrittore Denis Diderot (13) da quello espresso dal sottoscritto, in quanto ben si pone nella seguente descrizione: l’individuo dispone di tre strumenti fondamentali per capire ciò che lo circonda, l’osservazione, la riflessione e l’esperimento. La prima unisce o trova correlazione tra i fatti, la seconda li combina insieme attraverso la comparazione e l’abbinamento, la terza invece verifica il risultato ottenuto dalle prime due attività (14), e dunque ci giova ricordare il pensiero di Diderot così come da lui stesso espresso: «Disponiamo di tre mezzi principali – per capire il mondo che ci circonda – l’osservazione della natura, la riflessione e l’esperimento. È necessario che l’osservazione sia assidua, la riflessione profonda e l’esperimento esatto» (15). Pertanto ci torna comprensibile come e attraverso quali strumenti possiamo ottenere risultati soddisfacenti nelle azioni che presumono osservazione e non semplice guardare.
Raccogliere le informazioni, compararle e abbinarle e da questo realizzare un ragionamento e una esposizione, produrrà quello che qui ci aggrada denominare “sintesi risuolutiva” la cui espressività la trova proprio nel creare, fare, e addirittura nella volontà.
L’ambiente che ci circonda è un contenitore inesauribile di informazioni e in una qualche maniera tutti noi le assimiliamo quotidianamente ma spesso, molto spesso, le sottovalutiamo, non le consideriamo per quello che in realtà sono e per quello che possono trasferirci sotto forma di conoscenza. «Ogni persona compie quotidianamente un numero molto ampio di osservazioni, che danno modo di conoscere, classificare, analizzare componenti diverse dell’ambiente umano e fisico che ci circonda» (16).
Perché osservare? Perché l’osservazione è un sistema per elaborare la conoscenza, andare oltre alle apparenze e alzare il livello delle capacità analitiche e descrittive delle informazioni che ci giungono dall'esterno. Altrimenti perché, sia l’osservazione che le informazioni, si sono insediate con il tempo in tutti i settori, le professioni e le attività che richiedono conoscenza per la loro funzione (17).
Se desideriamo dunque approcciarci ad un paradigma di ricerca per la sicurezza e la governance, non possiamo non considerare l’osservazione e le informazioni come un unico modello, sul quale instradare un progetto territoriale che tenga conto della fattibilità e dell’utilità della conoscenza. Tra l’altro specificando che l’osservazione (ne sono esempi gli studi fin’ora condotti anche nel settore della scienza medica) ha anche funzione informativa, apprenditiva, relazionale, espressiva, verbale e non verbale (18). In pratica dobbiamo qui assimilare l’osservazione come coinvolgimento (partecipazione pratica impegnata) e interazione (tra gli osservatori e ciò che osservano).
Dunque, lo scopo qui è prenderci licenza di traferire il concetto di Intelligence Territoriale in una accezione che comprenda tutte le metodologie, gli strumenti e gli attori utili per pensare, progettare e pianificare la sicurezza in tutta la sua multidimensionalità (criminologica, economica, culturale, sociale, ecologica, politica) ed estenderla anche verso una rappresentazione di governabilità del territorio.
La sicurezza come strumento necessario della vivibilità e del benessere delle città, la governance come disciplina del mantenimento e della gestione dei sopra detti contesti.
Ora pare chiaro che con questo non abbiamo detto nulla, ma prendiamo in esame i due aspetti, oggi sempre più necessari sia per la tranquillità delle comunità che per la difesa dei luoghi, e coinvolgiamoli in una sorta di teoria scientifica che guardi alla information technology, alla Open Source Intelligence, all'Internet of Thing e cosi via, ma senza abbandonare la componente umana per mezzo della Human Intelligence Investigation System. Quanto si pensi possa essere fattibile una teoria del tipo tecnico-gestionale-scientifico nell’adattare l’Intelligence Territoriale alla ricerca di nuove metodologie per la sicurezza? La risposta potrebbe essere: tanto, quanta audacia avremo nello sconvolgere totalmente, o quasi, i canoni fin’ora rispettati sui metodi produttivi di sicurezza, e dirigere le idee, i paradigmi e le teorie verso nuove prospettive di risoluzione dei problemi riguardanti, appunto, la sine-cura, intesa però nella sua estesa accezione.
Oggi concetti come sicurezza integrata, partecipata, attuata, sociale, individuale, aziendale e via discorrendo, non trovano come una volta, lo spazio necessario, sia politico che sociale, per instaurarsi in una organizzazione sia essa istituzionale che privata.
Anzi, spesso abbiamo visto diversi fallimenti di quella progettualità che si scontra con leggi, articoli e decreti, ma soprattutto con una cultura che stenta a farsi riconoscere, negli ambienti sopra detti, come necessità primaria per le comunità locali e per l’intera Nazione. Allora cosa fare (?) se non cercare nuovi sentieri da percorrere per produrre una “nuova metodologia di sicurezza” e un’attuale disciplina di governance dei territori, al fine di poter edificare concetti moderni per una antica necessità dell’essere umano.
In questo millennio le minacce (sia criminologiche che di qualsiasi altra natura) sono cambiate a fronte di quelle che conoscevamo fino a qualche decennio fa; pertanto anche la Sicurezza e l’Intelligence si sono adeguate o quanto meno stanno cercando di adeguarsi a metodi più efficaci per far fronte ad una criminalità variegata e multinazionale, ad un terrorismo che si globalizza sempre più, ad un evolversi di azioni illegali nonché ad una comune e gratuita delinquenza, che ogni giorno si manifesta nei territori. A questi vanno annesse tutte le problematiche inerenti alla sicurezza delle infrastrutture, agli eventi naturali, a quelli geologici e così via fino ad implementare nel concetto di prevenzione il mondo tecnologico, che sempre più si espande in tutte le cose che facciamo, dal semplice divertimento in rete alla più complessa attività di lavoro, che quotidianamente svolgiamo attraverso l’informatizzazione.
Abbiamo due importanti strumenti, che sono appunto l’Osservazione e le Informazioni, se questi verranno considerati come azioni primarie nell'attuazione dell’I.T., saranno idonei a procurare nuove metodologie di ricerca nell'ambito della sicurezza.
È su questi obiettivi che occorrerà dirigersi da ora in poi se e qualora desideriamo “inventarci” la sicurezza del futuro; trovare, sostenere e incentivare visioni strategiche che guardino verso spazi molto ampi, anziché considerare solo ed esclusivamente una dialettica, sulla necessità di sicurezza nazionale o territoriale, che lascia grandi margini dall'essere veramente considerata e culturalmente percepita in quasi tutti gli ambienti.

 

Note:

(1) ForumPA. it.
(2) Ibidem.
(3) Ved. Zeknowledge.com.
(4) Cfr. con ForumPA.
(5) Prof. Natale Ammaturo, UNISA.
(6) Jean Jacques Girardot, dottore in Economia dell’informazione, già docente presso l’Università di Franche-Comtè.
(7) J.J. Girardot: « L'intelligenza territoriale è un mezzo per ricercatori, attori e comunità territoriali per acquisire una migliore conoscenza del territorio, ma anche per meglio controllarne lo sviluppo. L'appropriazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e le informazioni stesse sono un passo indispensabile per gli attori di intraprendere un processo di apprendimento che consente loro di agire in modo rilevante ed efficiente. L'intelligenza territoriale è particolarmente utile per aiutare gli attori territoriali a proiettare, definire, animare e valutare politiche e azioni sostenibili dello sviluppo territoriale».
(8) Francesco Bacone (Francis Bacon) Londra, 22.01.1561 – 09.04.1626. Filosofo, sostenitore della “rivoluzione scientifica”.Si ricordano alcune opere: Sulla dignità e il progresso della scienza (1623); La sapienza degli antichi (1609). I saggi (1597).
(9) Glicerio Taurisano, Intelligence e Sistema di Informazione, Aracne Editrice, Roma, 2015, pag. 515.
(10) Ibidem.
(11) Ivi, pag.516.
(12) G. Taurisano. Op. Cit., pag.519.
(13) D. DIDEROT (1713 – 1784) Orig. 1753, Pensées sur l’interprétation de la nature – Testo cons. Pensieri sull'interpretazione della natura ai giovani che si dispongono allo studio della filosofia naturale, Introduzione, traduzione e note di P. QUINTILI per Armando Editore, Roma, 1996, pag. 54.
14) Per una approfondita lettura di questo tema si rimanda al libro Intelligence e Sistema di Informazione nella Repubblica Italiana, dello stesso autore, al capitolo V, pag.520.
15) Diderot, Op. Cit., pag. 54.
(16) Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive, L’Osservazione, Noemi Mazzoni, 2016.
17) Cfr. con G. Taurisano, Intelligence e Sistema di Informazione, Op. Cit., p.414.
18) Ved. mariafabiani.eu, pdf file.