Sicurezza

Intelligence Territoriale per la Sicurezza Urbana

Article Index

NuovaCoverArticolo

Possibilità di studio sulle metodologie strategiche

per la Sicurezza Urbana e la Governance del Territorio,

attraverso l’Osservazione e l’analisi delle Informazioni.

www.crimelist.it 2018 ©

[Pagina 1 di 2]

Nel contesto della «società della conoscenza» (1) di materie attinenti allo sviluppo del territorio, in ambito socio-economico, pare che da qualche anno abbia trovato residenza la poco nota, almeno in Italia, Territorial Intelligence. Ovvero quel profondo rapporto esistente «tra la produzione di conoscenza (quindi ricerca, classificazione, analisi e utilizzo delle informazioni, N.d.A.) e azione territoriale» (2).
In sostanza si tratta di far emergere e dare importanza al capitale umano e sociale ai fini di un processo di innovazione, spostandosi e approcciando, ne è vero, verso i vari bisogni della comunità per andare poi a promuovere un possibile sviluppo sostenibile, non solo nell'attualità ma anche proiettato verso le generazioni future. «L’Intelligence territoriale propone di collegare l’intelligenza e l’azione pubblica allo sviluppo economico e industriale di un territorio, nel quadro di un cluster di competitività e/o di eccellenza territoriale» (3). Dunque la Territorial Intelligence consiste in una serie di metodi scientifici, strumenti analitici e sistemi di misurazione che mobilitano gli attori di un determinato territorio.
Tuttavia potremmo dire quasi si tratti di una governabilità partecipata, anche se in realtà è molto di più, è profondamente più intima nel tenere conto delle richieste espresse dai cittadini – per dirla con l’accezione francese riportata su “inti.hipotheses.org” – poiché la sua attività iniziale è proprio quella di accrescere la “consapevolezza” del pubblico e trovare le adeguate risposte a situazioni specifiche. Qui interagiscono almeno tre principi o basi, l’economia, l’ambiente sociale e il territorio, che attraverso la loro reciproca influenza stimolano gli interessi degli attori alla cooperazione, nelle iniziative e competenze, atte a costruire un’area di benessere.
La Territorial Intelligence è, diversamente dalla c.d. governance partecipata, uno strumento capace non solo di far conoscere le risorse disponibili oppure incoraggiare la comunicazione tra cittadini, istituzioni locali e bisogni (4). È un vero strumento operativo per la governance e lo sviluppo sostenibile anche se, per dirla con il sociologo Ammaturo (5), «è un concetto non facilmente definibile».
Nella sua descrizione però aggiunge: «l’Intelligenza Territoriale porta a una forte interazione con l’ambiente esterno, a un’apertura del territorio che vuol far conoscere le proprie risorse». Stiamo parlando dunque di una soluzione adattata, alla governance territoriale, che integra concetti come la società, il territorio, i cittadini, le istituzioni, sulla base della conoscenza e dell’azione.
Sviluppare questo strumento, quindi, vuol dire raccogliere informazioni, dati e relazioni dei diversi processi che quotidianamente si attivano sul territorio, le quali con l’aiuto delle analisi e delle comparazioni, nonché accrescendo il livello di know-how degli attori preposti, ci si indirizza verso la ricerca di strategie per la governabilità e lo sviluppo dello stesso.
L’Intelligence Territoriale è quindi una scienza? Se questa è trattata per gli scopi prefissi lo è senz'altro, poiché oltre ad avere per oggetto lo sviluppo del territorio e per soggetti o protagonisti le comunità territoriali, detiene una sintesi di paradigmi che facilitano la sua applicabilità “scientifica” proprio su diverse e pluridisciplinare esigenze risolutive.
Non a caso l’esperto in economia dell’informazione, Jean-Jacques Girardot (6) afferma che essa è un progetto scientifico “polidisciplinare”, è inoltre: «l’interazione tra ogni essere umano e il suo ambiente e, dall'altro, sui rapporti tra le persone». Ecco il perché spesso viene confusa con la governabilità partecipata, tuttavia abbiamo già detto che in qualche maniera lo è; anche se più incisiva e risolutiva.
È bene ricordare, per dirla ancora con Girardot, che «la governance territoriale può ampliare o limitare la sua espressione, la partecipazione» e di conseguenza l’esatto equilibrio tra collaboratività e concorrenzialità. Mentre l’Intelligence Territoriale con la sua osservazione, la ricerca, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni, anche con l’ausilio di tecnologie, protrae i suoi risultati su differenti problematiche e verso un tempo futuro.
Ancor prima però di far trovare qui residenza ad una probabile ricerca scientifica nel traslare il concetto e il compito operativo dell’Intelligence Territoriale, anche sullo sviluppo e ancor più sulla sicurezza urbana occorre, per eccessiva malformazione professionale, specificare che quanto qui esposto è solo frutto di una premessa agli studi e alla ricerca che su questo tema il sottoscritto autore sta attualmente lavorando. Per cui molto più estesa è la sua composizione, sia letteraria che tecnico-esplicativa, nel concetto che qui si vuole anticipare; con l’auspicio di trovare altrettante idee e proposte, provenienti dagli studiosi di queste materie, sulla possibilità che una ricerca di questo tipo possa in futuro produrre risultati soddisfacenti nei contesti della sicurezza territoriale e della governance dei luoghi, delle città e dell’intero Paese.
Inoltre dobbiamo ben scindere qui – per arbitrario compito – il significato di Intelligence Territoriale, così come proposto dalla sua accezione francese (che per lo più interessa il campo dell’economia) e assimilare una nuova nozione, anche se ciò non è un compito arduo, in quanto ci pare chiaro che per “Intelligence” significhiamo l’attività di ricerca, classificazione, analisi e utilizzo delle “Informazioni”; e per “Territoriale” il campo in cui questa attività va a proporsi, pianificarsi e attuarsi, con la sola variante di estendersi non solo al concetto di “sicurezza” ma anche a quello della “governabilità” e della “gestione” dei processi organizzativi, per la prevenzione di eventi che possono minacciare il benessere dei cittadini e delle istituzioni. A facilitare questo compito ci viene in aiuto ancora una volta la spiegazione di Girardot, il quale la individua proprio come strumento utili al ricercatore, alla comunità, e così via, al fine di ottenere una migliore e più vasta conoscenza del territorio (7).
Il compito dell’Intelligence Territoriale è quello di permettere, anche con strumenti e metodologie tecnologiche, di venire in possesso di quelle conoscenze le quali concedono di agire in maniera adatta ed efficiente, a fronte dell’arduo compito di produrre sicurezza (per gli operatori e gli enti a questo preposti) è altresì concordante alla gestione (governance) dei territori al fine di pianificare, definire, valutare e organizzare azioni di sviluppo e benessere. Seppure, l’I.T., è un concetto nuovo e per lo più, come abbiamo detto, essa si identifica nell’intelligence economica, al fine di apportare miglioramenti nella competitività dei territori, ciò non ostacola la sua applicazione, anzi estensione, alla sicurezza e alla gestione di questa, proprio perché prevede e favorisce la circolazione delle informazioni, prediligendo anche dati strategici (potremmo dire contro-informazione) per promuovere la protezione delle azioni che attuerà nei vari contesti. Ancor prima di esprimerci significativamente – seppur in un ampio spazio teorico e riassuntivo – su come utilizzare l’osservazione e le informazioni e dunque proporci come suggeritori di un paradigma scientifico per questa ricerca, ancorché trattasi di due settori delicati come la sicurezza e la governance, occorre che guardiamo, anche se sommariamente, all'interno stesso di queste due componenti allo scopo di concertarne significato e utilità. [Next per la seconda pagina]