Sicurezza

La segretezza del segreto

 

Etimologicamente il termine segreto deriva dal latino secretum, participio passato di secernere metter da parte che è composto dal prefisso se indicante separazione e dal verbo cernere separare, propriamente col significato di cosa appartata.

 

Non esiste una definizione univoca e specifica del concetto di segreto. Il segreto non è né una cosa, né una notizia ma si configura come la relazione che intercorre tra la conoscenza di cose o fatti ed un determinato soggetto[1]; il segreto va inteso come il rapporto esclusivo di una persona con determinate informazioni[2]. Il segreto in senso letterale è ciò che deve essere tenuto nascosto, in senso giuridico è ogni fatto che, per disposizione di legge o per decisione di una volontà giuridicamente autorizzata è destinato a rimanere nascosto a qualsiasi persona diversa dal legittimo depositario[3] .

Il diritto alla segretezza, species ricompresa nel genus del diritto alla riservatezza concepito come il diritto del titolare alla esclusività della conoscenza di ciò che attiene alla sua vita privata, è il diritto alla esclusività della conoscenza solo di alcuni aspetti della vita privata: fra i titolari del segreto ed i terzi, non legittimati a prenderne conoscenza, si inserisce la figura del depositario del segreto.

L'obbligo di segreto è un obbligo cosiddetto di protezione fondato sul dovere morale dell'individuo di non rivelare accadimenti riservati e sul dovere giuridico di fedeltà del lavoratore previsto dall'art. 2105 del Codice Civile. Per obbligo di segreto si intende il divieto di divulgare o utilizzare informazioni che non siano notorie, cioè a cognizione di un rilevante numero di persone, e di interesse apprezzabile a che la loro conoscenza non venga acquisita senza il consenso.

Il segreto professionale è l'obbligo di mantenere la riservatezza su informazioni aventi natura di segreto di cui si ha notizia per ragione del proprio stato, ufficio, o delle propria professione o arte. Chiunque commette il reato di rivelazione di segreto professionale, se dal fatto può derivare nocumento, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da €30 a €516.

Il divieto di rivelazione di segreto professionale, impiegato a proprio o altrui profitto, ha un fondamento:

  • etico legato al rispetto della persona;
  • deontologico previsto come norma di comportamento professionale nei Codici Deontologici degli Ordini Professionali e nei Regolamenti di Disciplina;
  • giuridico sancito dall'art. 622 del Codice Penale "Rivelazione di segreto professionale," dall'art. 200 del Codice di Procedura Penale "Segreto professionale" e dal c.d. Codice della Privacy D.lgs 196/2003 "Codice in materia di protezione dei dati personali".

La normativa prevede una serie di giuste cause che possono giustificare la divulgazione di informazioni coperte da segreto professionale (per esempio denunce obbligatorie, perizie, consulenze, referti).

Il segreto statistico, con lo scopo di aumentare la qualità dell'informazione statistica eliminando la convenienza a comportamenti opportunistici da parte di chi deve fornire il dato statistico, si applica anche contro la volontà del diretto interessato ed è regolamentato dall'art. 9 del DL n.322 del 6 settembre 1989 ove è stabilito che "I dati raccolti nell'ambito di rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale da parte degli uffici di statistica non possono essere esternati se non in forma aggregata, in modo che non se ne possa trarre alcun riferimento relativamente a persone identificabili e possono essere utilizzati solo per scopi statistici. I dati di cui al comma 1 non possono essere comunicati o diffusi, se non in forma aggregata e secondo modalità che rendano non identificabili gli interessati ad alcun soggetto esterno, pubblico o privato, né ad alcun ufficio della pubblica amministrazione. In ogni caso, i dati non possono essere utilizzati al fine di identificare nuovamente gli interessati. In casi eccezionali, l'organo responsabile dell'amministrazione nella quale è inserito l'ufficio di statistica può, sentito il comitato di cui all'art.17, chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri l'autorizzazione ad estendere il segreto statistico anche a dati aggregati." Inoltre al  terzo comma dell'art.10 del DL n.281 del 30 luglio 1999 Disposizioni in materia di trattamento dei dati personali per finalità storiche, statistiche o di ricerca scientifica (previsto dalla Legge 675/1996), è specificato che "I dati personali trattati per scopi statistici e di ricerca scientifica non possono essere utilizzati per prendere decisioni o provvedimenti relativamente all'interessato, né per trattamenti di dati per scopi di altra natura".

Una definizione legale del segreto bancario è contenuta nell'articolo 47 della Legge Federale sulle banche e casse di risparmio della Confederazione Elvetica che punisce con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque intenzionalmente rivela a terzi il segreto professionale che gli è confidato o di cui ha notizia nella sua qualità di membro di un organo, impiegato, mandatario o liquidatore di una banca, membro di un organo o impiegato di una società di audit; ovvero tenta di indurre a siffatta violazione del segreto professionale.

E' altresì previsto nell'art. 623 c.p.  il segreto scientifico o industriale ossia l'obbligo di mantenere la riservatezza su notizie relative a scoperte, invenzioni scientifiche o applicazioni industriali aventi natura di segreto di cui si ha conoscenza in ragione della propria funzione e punisce tali rivelazioni con la reclusione fino a due anni.

Nell'ambito dei delitti contro la Pubblica Amministrazione contenuti nel Titolo II del Libro II del Codice Penale l'art. 326 c.p. punisce, quando possa derivarne danno per l'amministrazione o per terzi, con la reclusione da sei mesi a tre anni la rivelazione ed utilizzazione del segreto d'ufficio ossia di tutte le informazioni o comunicazioni relative ad operazioni amministrative di qualsiasi natura e delle quali si sia venuto a conoscenza a causa del suo servizio o della sua funzione come stabilito all'art.15 del D.P.R. 3/1957 e dall'art. 28 della L.241/1990, da parte di un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ai sensi dell'art. 201 del Codice di Procedura Penale hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per ragioni del loro ufficio.

Il segreto istruttorio è un'espressione che indica il divieto di divulgazioni di notizie relative a indagini giudiziarie ed è regolato dall'articolo 329 del Codice di Procedura Penale dove si sancisce, al primo comma, la segretezza degli atti d'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria fino a quando gli stessi non possono essere conosciuti dall'imputato, ma non oltre le indagini preliminari. Il termine secretare significa sottoporre al vincolo del segreto atti processuali che per legge sarebbero pubblici.

Nel Codice di Diritto Canonico è sancito il segreto confessionale come l'obbligo per i sacerdoti cattolici di conservare il più assoluto segreto su quanto viene loro detto durante l'amministrazione del sacramento della penitenza. Secondo il canone 983§1 il sigillo sacramentale è inviolabile; perciò è assolutamente proibito a ogni confessore di tradire in alcun modo il penitente con parole o altrimenti e per qualunque ragione. Il prete che violi il segreto confessionale incorre, come previsto nel canone 1388 §1, automaticamente nella scomunica latae sententiae, che può essere tolta solo dal Papa.

Il segreto di Stato è invece contenuto nel Capo IV, "Disciplina del segreto", della L.124/2007 ove all' art. 39 è stabilito che rientrano in tale definizione gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all'integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni poste dalla Costituzione a suo fondamento, all'indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato. La durata del vincolo è fissata in 15 anni, ulteriormente prorogabili dal Presidente del Consiglio, la durata complessiva non può essere superiore a 30 anni. La rivelazione di segreti di stato e la rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione sono punite ai sensi degli artt. 261 e 262 previsti nel Titolo I "Dei Delitti contro la Personalità dello Stato" del Codice Penale.

Costituisce species del più ampio genus del segreto di Stato, costituendone un segmento in esso ricompreso, il segreto militare, contemplato nel Libro II, Titolo I del Codice Penale Militare di Pace al Capo II titolato "Dello spionaggio militare e della rivelazione dei segreti militari". Esso  riguarda le notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello Stato e che devono rimanere segrete. Il militare che, ai sensi dell'art.86 del c.p.m.p., rivela tali informazioni a scopo di spionaggio è punito con l'ergastolo mentre ai sensi dell'art.91 del c.p.m.p. il militare che rivela tali informazioni non a scopo di spionaggio è punito con la reclusione militare non inferiore a cinque anni. Inoltre se il fatto ha compromesso la preparazione o la difesa militare dello Stato, si applica la reclusione militare non inferiore a venti anni. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione militare da sei mesi a due anni, nel caso preveduto dal primo comma, e da tre a quindici anni, nel caso preveduto dal secondo comma. Il segreto militare trova altresì fondamento normativo nel Regio decreto 1161/1941, "Norme relative al segreto militare", che vieta, ai sensi e per gli effetti dell' art. 256 sul Dovere di esibizione e segreti comma 2 del c.p., la divulgazione all'interno e all'estero delle notizie riservate riferibili a materiale o avvenimenti interessanti l'efficienza bellica.

Nel nostro ordinamento è anche garantita e tutelata, alla stregua di diritto inviolabile dell'uomo, la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione come enunciato dall'art.15 della Costituzione Italiana. Tale tutela pubblica è affermata anche nei confronti dei privati nella Sezione V "Dei delitti contro la inviolabilità dei segreti" Titolo XII Libro II del Codice Penale ove tale violazione è punita, ai sensi dell'art. 616 c.p.,  con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 30 a € 516 e qualora dal fatto deriva nocumento con la reclusione fino a tre anni.

Educare al segreto costituisce un diritto/dovere imprescindibile oltrechè indispensabile per la corretta efficienza ed efficacia di uno Stato e di una Società il cui sistema risente della mancanza di una vera e propria "cultura del segreto".

 

 

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[1] Crespi A. (1952), La tutela penale del segreto, Palermo, Pag. 7

[2] Garavelli M. (1996), Delitti contro la persona, in Giurisprudenza Sistematica di Diritto Penale (diretta da Bricola - Zagrebelsky), Codice Penale, Vol. V, Torino, Pag. 611

[3] Corte di Cassazione n. 2393 Sez. III^ del 10/1/67

Comments   

Silendo_
0 #1 Silendo_ 2010-06-01 21:00
Grazie davvero a Filomena per questo IMPORTANTE argomento a me molto caro. Tempo fa, quando ancora esisteva il forum avevo aperto varie discussioni tematiche proprio sull'argomento della "Cultura del Segreto".. che a mio dire troppe volte diventa quasi un "optional" anche per guru e professionisti del settore, sia civile che militari... Sarebbe interessante se possibile recuperare i vecchi testi dai forum in qualche modo e farne una sorta di raccolta, con i dovuti tagli e correzioni di rito al fine di ottenerne comunque un sunto, un punto di riferimento personale che rende l'idea sul "problema Sicurezza" intrinseco nel fattore riservatezza, dicrezione e "Segreto". Sono sempre convinto che il segreto alla fine rimane quella cosa che si tiene per se stessi e basta, dato che il fattore umano ne è la prima via di fuga...