Sicurezza

La Territorialità Personale

Per comprendere alcune delle reazioni umane, è indispensabile conoscere l’origine degli stimoli emotivi che inducono l’uomo ad attivare azioni o reazioni, che possono sfociare anche in atti violenti apparentemente privi di una ragione.

L’uomo prima di qualunque altra cosa è un animale, ed originariamente come tutti gli altri esseri del mondo vivente, provvedeva alla sua sopravvivenza predando, procurandosi con la violenza ciò di cui aveva bisogno per vivere; sviluppando negli anni istinti predatori, una forte territorialità, una tendenza a dominare.

Oggi non è più necessario cacciare per mangiare, uccidere per avere un tetto sotto cui dormire, basta andare al supermercato o affittare un appartamento, e quegli istinti si sono via via addormentati, ma non scomparsi, infatti sono ancora oggi latenti in ognuno di noi ed inconsapevolmente condizionano alcune delle nostre scelte, delle nostre reazioni.

La politica della sicurezza interessa molto l’opinione pubblica, è idea diffusa oggi , che non vi siano più garanzie sulle nostre strade e che la possibilità di rimanere vittime di reati sia particolarmente elevata.

Questa percezione è sostenuta da una vasta diffusione mediatica di eventi criminali che coinvolgono sempre più tutte la categorie della società.

All’interno di una struttura sociale moderna i fattori che interagiscono sul comportamento dei singoli, traggono origine da molteplici aspetti, primo fra tutti quello culturale.

Inconsapevolmente ci comportiamo come ci hanno insegnato ed imitiamo chi ci è vicino.

Oggi in Italia il forte flusso migratore e l’abbattimento delle barriere spaziali introdotti dalla globalizzazione delle informazioni, hanno modificato rapidamente alcune norme comportamentali del nostro vivere comune, imponendo a tutti uno sforzo nel creare una nuova linea di comunicazione, necessaria a ristabilire un equilibrio ed un comune linguaggio, indispensabile alla convivenza.

La comunicazione tra uomini, contrariamente a quanto si tende a ritenere, non si fonda principalmente  sul linguaggio verbale ma la maggior parte delle informazioni che acquisiamo durante una conversazione, provengono dal corpo.

Il linguaggio non verbale è infatti la prima forma di comunicazione utilizzata dall’uomo, ed anche se nei secoli la parola ha preso il sopravvento, perché più veloce e diretta, il nostro corpo ha continuato silenzioso a parlare, persone particolarmente attente e capaci, sono in grado di rilevare la menzogna attraverso lo studio delle movenze.

Studi in materia hanno dimostrato che se è semplice mentire con le parole è molto difficile fare lo stesso con il proprio corpo, una adeguata conoscenza di “cinesica” consente di interpretare eventuali discrepanze tra parola e gesti.

La conoscenza di questi aspetti dell’uomo, offre alla criminologia ed alla sicurezza un valido ausilio per l’interpretazione e la comprensione di azioni e reazioni umane.

Osservare l’animale per comprendere meglio l’uomo.

Molto è stato scritto sulla territorialità degli animali, sulla loro predisposizione naturale alla difesa dello spazio che li circonda, tutti sanno che è pericoloso avvicinare un cane legato alla catena, o mentre mangia, perché potrebbe avere una reazione violenta all’invasione del suo spazio, ma nessuno penserebbe lo stesso di un uomo.

Solo recentemente si è scoperto che anche l’uomo, al pari di ogni altro animale, ha le stesse esigenze di protezione del proprio spazio personale detto: “uovo prossemico o bolla d’aria”.

Sulla base di tale considerazione è possibile dare un senso al pervadere di una forte sensazione di insicurezza e paura che spesso ci assale senza apparente ragione, quindi comprendere meglio alcune nostre reazioni, che a volte possono essere esternate anche con violenza verso coloro che oltrepassano il nostro “spazio di protezione” .

Gli studi condotti dall’antropologo statunitense EDWARD HALL sulle esigenze spaziali dell’uomo, hanno fondato negli anni sessanta una nuova disciplina, denominata “prossemica”,  grazie a questi studi è stato possibile comprendere meglio parte del comportamento umano.

Siamo abituati a vivere rispettando gli spazi ed i territori, le strutture sociali anche quelle più primitive sono da sempre suddivise in territori ben delineati, come gli Stati, le Regioni fino ad arrivare ai quartieri, alle abitazioni private. L’appartenenza ad un territorio per i suoi abitanti può stimolare una sorta di alleanza per la difesa dello stesso, o un forte senso di appartenenza.

Non siamo però abituati a pensare che oltre a questi confini, socialmente riconosciuti, ve ne sia uno invisibile che coinvolge ogni individuo, il territorio personale, infatti è uno spazio che non può essere decontestualizzato dall’individuo, esso infatti comprende la zona circostante i propri beni come la propria stanza, la propria scrivania, l’auto e anche un preciso spazio intorno al corpo.

L’invasione di uno di questi spazi produce inconsapevolmente una reazione di difesa.

Questa bolla d’aria è determinata culturalmente, e la sua consapevolezza la si può acquisire già all’età di dodici anni.

Studi condotti hanno dimostrato che la popolazione di carcerati ha una maggiore esigenza di spazio rispetto al resto della popolazione, il che li rende particolarmente aggressivi nei confronti degli altri.

Lo stesso è stato osservato nei passeggeri delle linee aeree, i quali hanno dimostrato una maggiore aggressività in relazione al super affollamento deciso per compensare alla politica degli sconti, tipica degli anni novanta

La bolla d’aria o uovo prossemico ha una sua divisione interna, stabilita sulla distanza che delimita gli spazi entro i quali determinati individui possono accedervi.

Zona intima: compresa tra i 15 ed i 46 cm, all’interno di questo limitato spazio l’accesso è consentito esclusivamente a poche persone, che fanno parte della nostra sfera famigliare e sentimentale, siamo assolutamente intolleranti verso possibili intromissioni.

Zona personale: compresa tra i 46 ed i 120 cm, la presenza all’interno di questa area viene concessa ad amici e colleghi di lavoro o persone verso le quali nutriamo interesse

Zona sociale: compresa trai 120 ed i 360, limite che utilizziamo per collocare le persone che ancora non conosciamo o verso le quali vogliamo tenere una certa distanza non solo fisica ma anche morale.

Zona pubblica: comprende l’area che si estende dopo i 360 cm, a questa distanza poniamo tutte le persone che possono per noi rappresentare un pericolo, o verso le quali nutriamo forte diffidenza.

Solitamente si tende ad essere tolleranti nell’accettare eventuali avvicinamenti che oltrepassano le zone sociale e personale, mentre un eventuale ingresso nella zona personale, compiuto da persona non autorizzata, provoca delle vere e proprie variazioni fisiologiche nel nostro corpo, elevando il livello di adrenalina, accelerando il battito cardiaco e distribuendo sangue ai muscoli per prepararli ad una reazione (lotta o fuga), l’invasione del nostro territorio personale ci porta a reagire come se venissimo aggrediti. Non tutte le invasioni dello spazio personale sono considerate negativamente, ci sono persone che vengono accettate anche all’interno della sfera più personale e che non sono parte del nostro mondo affettivo, come i parrucchieri o il medico.

Per comprendere meglio il disagio percepito, quando ci si trova in situazioni in cui si è inevitabilmente costretti ad invadere e ricevere un’invasione dell’ area personale, basta pensare ad una situazione tipica di spazio ridotto: l’ascensore. In quella situazione ognuno applica un comportamento definito di “mascheramento” mirato a nascondere i propri sentimenti, guardando i numeri dei piani sulla tastiera, fingendo di leggere, dimostrandosi distratti, evitando il contatto visivo con gli altri, evitando di parlare con chi non si conosce, posizionandosi sempre agli angoli opposti.

La dimensione dell’uovo prossemico come detto, è culturalmente determinata, soggetta quindi a fattori indipendenti ed inconsapevoli; la forte avversione dimostrata per alcune etnie o categorie di persone, incide sull’ampliamento della “zona di sicurezza”, creando nella quotidianità situazioni di disagio e paura, che incidono sulla percezione della sicurezza.

Ulteriori studi hanno inoltre dimostrato che lo stress da sovraffollamento ( costante presenza di persone all’interno della sfera personale ) causa una super produzione di ormoni originati dalle ghiandole surrenali (cortisolo, adrenalina, noradrenalina, aldosterone ecc.) le quali influiscono sulla crescita, sulla riproduzione e sulle difese dell’organismo. Nelle aree di maggiore densità di popolazione è più elevato il numero di crimini e di violenza.

Interessante nella valutazione dello stress prodotto dall’invasione dell’area personale, è una tecnica di polizia utilizzata per condurre interrogatori; il reo viene posto su di una sedia priva di braccioli e non girevole, in una zona vuota al centro della stanza. All’atto di porre le domande un agente invade la sfera personale, restandovi all’interno fino a quando non viene offerta lui una risposta.

Anche a bordo di un mezzo di trasporto come la macchina, siamo condizionati dalla nostra innata territorialità, nel veicolo infatti aumentano le dimensioni dello spazio personale, talora anche di dieci volte, perciò il guidatore reclama come suo lo spazio di 8-10 m davanti e dietro l’auto, per questo guidare nel traffico intenso, produce stress e spesso attacchi aggressivi verso altri conducenti.

La “prossemica” di certo non intende giustificare i crimini violenti che si commettono sulle strade, vuole solamente offrire una visione dell’uomo più realistica: conoscere i nostri istinti può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e gli altri, evitando comportamenti che possano essere percepiti in modo errato dal nostro interlocutore.