Sicurezza

Donne e Difesa Personale

La repentina e complessa evoluzione sociale che ha coinvolto il nostro paese, ha, di fatto, rotto alcuni equilibri fondamentali allo sviluppo di una normale percezione positiva nei confronti di coloro che compongono la nostra società.

I gravi eventi di violenza che si sono susseguiti negli ultimi anni, e che hanno visto una rapida impennata negli ultimi mesi, hanno, di fatto, abbassato in maniera drastica il livello di percezione della sicurezza di ogni cittadino, accendendo numerose polemiche sul tema, e lasciando, fino ad oggi, irrisolto il problema.

Sul tavolo della politica ci si interroga ormai da molto tempo su quali strategie debbano essere adottate per arginare il fenomeno e tutelare i cittadini. La modifica all'articolo 52 c.p. (legittima difesa) proposto da una forza politica interventista, prevede l'uso legittimo di armi da fuoco regolarmente detenute, a tutela della propria abitazione, nonché dell’incolumità di chi ivi risieda, segno evidente questo, della direzione nella quale questa forza politica, non da sola, voglia arginare il problema: la loro equazione è “più armi, più sicurezza”.

Senza entrare nel merito delle scelte politiche dei vari partiti, i fatti esprimono un fallimento delle scelte fino ad oggi attuate; anche il tentativo di inasprire le pene per i reati contro la persona, ha di fatto fallito il suo obiettivo, la criminalità dilaga inesorabilmente e colpisce sempre più le persone fisiche. Al vaglio del governo ci sono ancora oggi molteplici programmi, da ultimo il nuovo pacchetto sicurezza, che se attuato correttamente, si spera possa produrre effetti positivi nella repressione di questi gravi reati, nonché sul miglioramento della percezione di paura, nella quale molti cittadini vivono.

Personalmente ritengo che la direzione intrapresa dalla politica e suggerita dai media, non possa migliorare la condizione emotiva che oggi vivono molte donne, categoria statisticamente più colpita da crimini contro la persona, e quindi aiutarle a modificare le proprie abitudini; la loro sicurezza deve essere garantita partendo proprio dalla loro percezione e dalle esigenze di chi, suo malgrado, si possa trovare nel ruolo di inconsapevole vittima.

In virtù di ciò, va detto inoltre che, la vastità di oggetti idonei a consentire un comportamento violento di supremazia o di minaccia nei confronti di altri individui, rende estremamente difficoltosa la possibilità, da parte delle autorità preposte, di eseguire efficaci controlli preventivi, ma non solo. Anche i cittadini migranti nel nostro paese, coinvolti in conflitti sanguinosi, hanno sviluppato e mantenuto una propensione alla violenza molto forte e radicata, per di più alcune culture di popoli migranti nel nostro paese che vivono un rapporto di genere diverso da quello occidentale aggiunto alle condizioni di estrema sopravvivenza che spesso conducono, influiscono nell’esaltare alcuni tratti caratteriali.

La diffusione anche tra i giovani di alcool e di stupefacenti, ha contribuito fortemente a trasformare la percezione della realtà, modificando sensibilmente la determinazione nell’attuare azioni violente contro la persona; non dimentichiamo che una volontà determinata all'aggressione, muta senza esitazione un qualunque oggetto in un’arma, come una scopa in un bastone, una cintura dei pantaloni in un laccio o in una frusta, un comune tagliacarte in un coltello.

Una tale struttura sociale unita ad una così ampia varietà di armi, rende estremamente difficoltoso un intervento preventivo ed impossibile stabilire se esista un'arma, sia legale che materiale, che possa essere considerata efficace a respingere il dilagare di atti ingiusti rivolti verso la persona, sia da un punto di vista tattico che da un punto di vista legale-normativo.

La legislazione attuale definisce legittima la difesa attuata, solo se questa è proporzionata all’offesa ricevuta, pertanto affrontare con un’arma un aggressore che opera con un bastone, può far cadere chi si difende nel reato di eccesso colposo.

Alla luce di quando detto sulla possibile varietà di oggetti potenzialmente pericolosi che circolano nelle nostre città, appare assai evidente quale sia l'esposizione al pericolo di tutti coloro che circolano sulle nostre strade, soprattutto se aggrediti da persone determinate e prive di alcun senso di pietà.

Di certo non può esistere un'unica strada di risposta alla possibilità di essere aggrediti, trovo inutile inasprire le pene, armare la popolazione, nella speranza che chi infranga la legge desista dal farlo per paura delle conseguenze del suo gesto, credo invece che la strada vincente debba essere quella di operare un intervento sulle persone unendo una serie di fattori: condizione mentale, prevenzione e strumenti, anche se di circostanza, adeguati, per tutti i cittadini. Migliorare noi stessi per migliorare l’ambiente circostante.

La società di oggi, non è pronta ad affrontare seriamente ed efficacemente il problema della violenza privata; spesso durante le aggressioni, nessuno interviene, in parte per paura di ritorsioni ed in parte per di indifferenza, lasciando sola la vittima ad affrontare il suo aggressore.   

Vittime della maggior parte di atti violenti, sono spesso, come accennato, quelle categorie sociali definite deboli: bambini, anziani, adulti menomati e donne, che possono essere facilmente piegati fisicamente, perché si trovano spesso in una condizione di inferiorità, morale e materiale. I numerosi casi di stupro avvenuti nell’ultimo periodo, avvalorano la tesi che una donna sia una facile preda per uomini senza scrupoli.

Certo, il possedere e portare al fianco un’arma da fuoco, anche se di piccolissimo calibro e con caratteristiche ideali per una difesa personale, può far presupporre a colui o colei che la possiede di divenire automaticamente immune ad ogni forma di incontri non graditi, ma la realtà ci insegna che così non è; non dobbiamo infatti dimenticare che le armi anche le più terribili e distruttive, di per sé, non possono ledere nessuno, se non sono accompagnate da una chiara volontà di chi le impugna di fermare l’avversario. Una pistola carica, lasciata abbandonata su un tavolo, non sparerà fino a quando qualcuno interverrà sulla leva di sparo, e, una volta compiuto anche questo atto, sarà necessario possedere capacità tecniche adeguate a rendere efficace l’azione.

Sparare quindi, non significa solamente esplodere colpi, ma anche metterli a segno, far sì che raggiungano il nostro bersaglio impedendo così il protrarsi dell’azione offensiva.

I poliziotti americani usano dire che la scelta di essere uccisi è dei malviventi, loro si limitano a fermarli.

Un’ulteriore considerazione sulla quale porre la nostra attenzione è il fine ultimo dell’aggressione: rapina, violenza carnale, sequestro o altro. Questo aspetto è fondamentale per individuare quali siano le modalità attraverso cui si svolgerà l’aggressione e lo "status mentis" dell’aggressore, nonché la determinazione di risposta dell’aggredito. Ognuno di noi pone dei valori e delle priorità alle proprie cose, siano esse materiali o immateriali, probabilmente saremmo meno determinati e meno predisposti al rischio, se fossimo vittime di un furto di un ombrello, piuttosto che di oggetti ai quali affettivamente ed economicamente siamo legati, come portafoglio, cellulare, autovettura o addirittura quando obiettivo dell’aggressione è la nostra integrità fisica, come in uno stupro o in una rissa.

Come dicevamo le armi sono neutre, non sono né buone né cattive, né giuste né ingiuste, la loro connotazione è data sempre dalla mano di chi le utilizza.

Così come accade in natura, l’aggressore, da buon predatore, opera sempre in ambienti a lui famigliari, nei quali si sente forte e protetto, osserva l’ambiente circostante, scegliendo fra le tante la sua possibile preda, quella più indifesa, quella maggiormente esposta, o potremmo, provocatoriamente dire, predisposta ad essere aggredita. I segnali non verbali di ciascun individuo, uomo o donna che sia, evidenziano quale sia il livello di guardia, quale la predisposizione ad un’eventuale risposta.

In questa lotta tra predatori e prede, vince chi riesce a sorprendere l'altro, chi opera con tecnica ed efficacia.

Solitamente, quando un uomo aggredisce una donna, lo fa perché è certo della sua superiorità, e della sottomissione fisica che la stessa gli offrirà; questa convinzione lo indurrà a mantenere basso il livello di guardia verso la vittima, offrendo in questo frangente alla preda un varco favorevole a reagire e capovolgere la situazione contrattaccando, non necessariamente per combattere, ma anche solo per fuggire.

In una condizione di stress la risposta emotiva posta in essere dall’individuo, segue sempre uno schema ben definito, le strade percorribili sono sostanzialmente tre, “lotta, fuga o paralisi”; ed il possedere un’arma non necessariamente conduce l'individuo verso una risposta di lotta; spesso nelle persone impreparate ed impaurite, lo spirito di conservazione e la voglia di sopravvivenza inibiscono ogni possibile movimento, prendono il sopravvento, limitando ogni azione difensiva, anche la più elementare, come quella di urlare per chiedere aiuto.

Lottare significa avere consapevolezza della situazione e dell'evoluzione degli eventi, applicare, movimenti e risposte automatizzate dal nostro cervello attraverso il continuo allenamento; in assenza di una preparazione adeguata, la nostra mente apparirà bianca e priva di ogni efficace risposta all’azione subita, in alcuni individui impreparati, vi potrà essere un'azione di risposta, ma questa quasi certamente risulterà inefficace.

Pertanto possedere semplicemente un’arma, come alcuni cittadini vorrebbero, non è sufficiente a difendersi, è necessario inoltre essere in grado di utilizzarla anche in condizioni di forte stress, mantenendo la mente ben lucida sulle operazioni da compiere ed infine possedere il “coraggio” di maneggiarla con efficacia.

Oggi la mera intimidazione armata non ha più effetto sulla maggior parte delle persone che si dedicano al crimine, le quali spesso possiedono un trascorso di vita molto duro, mantenendo un rapporto con la vita che è sostanzialmente diverso rispetto a quello delle persone "normali"; difficile temere la morte quando non si ha nulla da perdere e difficile credere alla minaccia di una donna, impaurita e tremante.

Pertanto per difendersi o proteggere sé stessi e i propri cari è indispensabile avere un adeguato addestramento (condizione mentale), mantenere elevato il livello di guardia (prevenzione), ed utilizzare oggetti di circostanza come armi da difesa (ombrelli, borse, cinture, carrelli della spesa, pistole….), adeguandoli alla situazione.

Circolare per la strada con la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, mantenendo un buon livello di guardia verso l'ambiente nel quale ci muoviamo, può aiutare ognuno, specie una donna, a muoversi più serenamente, ad aumentare le possibilità di riuscita in un'azione di difesa, e prevenire comportamenti poco graditi.

A conclusione di quanto scritto, ritengo che non sia un oggetto a rendere sicura una donna o un uomo che sia, ma che la sicurezza individuale dipenda dall’intera società: azioni di prevenzione possono rappresentare un’ottima barriera difensiva.

Con questo non voglio certo dire che tutti i cittadini debbano essere dei lottatori, ma semplicemente che ognuno debba prendere coscienza delle sue potenzialità sia come singolo che come elemento di una società; se questa consapevolezza fosse condivisa, si potrebbe iniziare un percorso che consenta di stabilizzare una situazione ormai troppo condizionante per la nostra società.