Intelligence

Tra modelli e possibilità di ricerca: l’Intelligence come scienza

Cover.Articolo.CrimeslistSe la conoscenza umana si base su due processi fondamentali: percezione e rappresentazione, quanto si pensa siano distante queste due condizioni dalla costruzione scientifica – che l’uomo stesso realizza – di un modello che, a sua volta, deve essere anch'esso trattato secondo il beneficio cognitivo? La capacità di attività artistica e la conoscenza di metodi scientifici non si discostano molto dal loro rispettivo risultato finale: la prima vuole rappresentare, anzi anticipare gli schemi, la seconda propone invece schemi rappresentativi che a loro volta anticipano risultati di teorie che risiedono proprio nell'artistica progettazione di ulteriori paradigmi, sempre più logici, questo si, ma comunque spalmati su una sorta di artistico pensare.

La scienza è un’attività umana che rivolge attenzione a cose esistenti e persistenti, che circondano l’individuo e che prediligono osservazione per la loro empirica logica adattiva a processi, contesti e attività in un predefinito spazio di studio. Quest’ultimo sollecita l’uomo alla scoperta, alla dimostrazione di ciò che ha scoperto e all'accettabilità di un risultato prodotto in altrettanti background, fornendo infine rappresentazioni di ciò che ha teorizzato.


     Le idee sono modelli e questi sono gli astrattismi dei progetti che la mente umana genera, per una naturale funzione psico-cognitiva, e ottenere così un soddisfacente risultato nella ricerca di probabili adattamenti degli esempi che sono stati pensati per strutture che a loro volta vanno anch'esse procreate per la prima volta. Questo compito però spesso è facilitato nel suo insieme, in quanto su alcune cose che noi esseri umani “pensiamo” attraverso uno dei tipi di intelligenza che possediamo – lo psicologo americano Howard Gardner ne identifica una decina – ne esistono già ampiamente le basi o le forme, sulle quali poi applicare i nostri esempi adattivi, trasformativi o addirittura innovativi. Ad ogni modo, qualsiasi forma di pensiero generiamo e qualsiasi utilizzo desideriamo farne, occorre che questo abbia etica nei suoi principi comportamentali e dunque possibilità di manifestarsi senza invadere l’altrui libertà, nonché moralità nella sua dialettica e nel suo scegliere dove posizionarsi; sia questo un luogo naturale e dunque attinente alle cose tangibili che culturale propriamente riguardanti cose umane.
    In entrambi i casi è comunque una questione di scelta e di morale e tutto si svolge in un ambiente che interessa l’uomo e la sua equivalenza funzionale, per dirla con una teoria di Niklas Luhmann, nello spazio sociologico che a volta lo distingue prepotentemente da quello scientifico e culturale. Sono questi spazi che indicano all’uomo dove, quando e come far emergere i suoi paradigmi per svilupparli nella scienza e nella tecnica, condizioni però che possono interessare, rispettando anche il pensiero di Luhmann, quelle scienze dette naturali e non culturali.

    Ma per poter eventualmente collocarvi l’Intelligence paradigmatica e da qui poi definirne logica e scientificità, occorrono sia le scienze naturali che tecniche, sia culturali che umaniste. Una nuova strada o nuovi sentieri sul quale procedere evitando imperfezioni etiche e morali, richiede dunque il coraggio delle idee e con esse i paradigmi, i quali durante la creazione di un sapere aude, che vada oltre l’Epistole di Orazio e l’adattamento filosofico di Kant nell'Illuminismo, si dispongano con metodi e coordinamento verso le possibilità di ricerca altresì complessa per definirla nel contempo anche scienza: «Un metodo non è valido se non include complessità.

    Abbiamo bisogno di un metodo che ci aiuti a pensare la complessità del reale, invece di dissolverla e di mutilare la realtà» su questo suggerimento di Edgar Morin possiamo trovare diversi punti inferenti un rapporto con l’Intelligence e con le sue possibilità di esprimersi – un esempio di complessità è argomentato nel volume Intelligence, Taurisano 2015, per il Ciclo dell’Intelligence – sia come arte che come scienza, ma non prima di aver beneficiato di paradigmi, e quindi metodi di creazione di modelli, che si lascino facilmente trasportare nella scientificità positivo – costruttivista e non difettosa, incompiuta, come ebbe a suggerire il De Augumentis Scientiarum del Bacone di Verulamio: «Dello stato imperfetto delle scienze, conviene aprire una novella strada, e procurar altri aiuti perché possa la mente esercitare i suoi diritti sulla natura delle cose», quasi a voler indicare che tutto può diventare scienza se si percorrono le strade giuste e si chiedono onesti aiuti. L’Intelligence è dunque un’arte o una scienza?

   Se di essa ne vogliamo una scienza, diventa imperfetto quindi il cercarne i paradigmi al’infuori di essa, in quanto questi sono già per effetto di metodo risultati espliciti di azioni, conducibili alla scienza stessa, e dunque perdono la loro natura di prospettiva teorica, per divenire verso un composito di soluzioni già esistenti nella scientificità stessa. Oppure, se la vogliamo un’arte può essa trasferire il suo metodo su paradigmi e infine sulla scienza? «Se dell’Intelligence diciamo sia un’arte in quanto tale deve avere una scienza corrispondente, ovvero le teorie che la dirigono nella sua artistica impresa, formandone i principi» questa affermazione che qui abbiamo adattato alla circostanza, del noto sociologo Franco Ferrarotti, sostituendo il termine “politica” con “Intelligence”, può salvarci dal formulare eventuali altre domande.

   Infatti, senza chiederci cos'è l’arte, scomodando il Tolstoj, poiché tanto ampia è la sua accezione, diremo soltanto, per farci un’idea più serena, che un Pittore tanto può avere la sua naturale dote nel dipingere quadri e dunque esercita l’arte in maniera naturale, tanto invece potrebbe aver appreso quest’arte per mezzo dello studio e dunque applicandosi alla scienza della tecnica, del disegno e dei colori. Se ne potrebbero comunque fare diversi esempi, ma diremo anche che l’arte per essere praticata necessita anche’essa, come la scienza, di studi, applicazioni, modelli e forme: «l’arte è conoscenza, è forma: non appartiene al sentimento o alla materia psichica» sosteneva chiaramente Benedetto Croce, sulla cui affermazione relativa all'Estetica seguiva il rifiuto di Luigi Pirandello sulla dicotomia tra arte e scienza, per il quale la conoscenza intuitiva non va staccata da quella intellettuale, sostenendo che ogni opera di scienza è: scienza e arte e viceversa.
   Inoltre, l’arte la troviamo in tante cose scientifiche: l’arte della strategia e della guerra (nella quale vi sono presenti diverse scienze), l’arte della pacificazione (che presume nelle attività governative le scienze diplomatiche), l’arte del comunicare (con la scienza della comunicazione), l’arte della politica (che suppone diverse discipline scientifiche) e così via, fino a sbarcare nel porto frequentatissimo della dicotomia per l’Intelligence tra essere arte o scienza. Ma filosofando su di esse non possiamo non accorgerci che ambedue si compensano in un gioco di reciproca collaborazione e interscambio di ruoli, e pare che tra le due non vi è quella digressione più volte sostenuta, forse non tanto per distinguerle nel loro concetto, ma evidentemente con scopi di allontanarle profondamente da ogni probabile unione per effetto di dipendenze concettuali storiche che si sono consolidate sia sull'arte che sulla scienza.
   Ebbene qui si vuole trattare l’arte e la scienza dell’Intelligence (che ci piace definirle come Razionalità ed Estetica) in maniera unita, collaborativa e interattiva a seconda, ne è vero, della sua condizione operativa in ambienti dove è possibile generare paradigmi i quali non interessano solo lo spazio scientifico, ma anche quello dell’arte e quest’ultima se vogliamo è anch'essa una impresa dell’uomo. Quindi «ogni scienza come ogni impresa umana – per dirla ancora con Ferrarotti – è ciò che è stata la storia, le sue tappe evolutive, la sua pratica di ricerca, i suoi studi preferiti, i suoi problemi e le sue questioni». Anzi possiamo dire che sia la scienza che l’arte è il frutto incondizionato di un processo evolutivo dell’uomo, della sua storia e delle sue azioni e se queste si muovono nei contesti scientifici possono lasciare tracce indelebili e circostanziale al metodo (quindi arte) del suo cercare cose nuove per altrettanti nuovi sviluppi. L’Intelligence si presta generosa ad accogliere tali teorie poiché essa stessa si confonde in maniera chiara in una combinazione di arte e scienza, ne sono esempi i primordiali agire che venivano fatti con la sola capacità “artistica” e le attuali e future attività che richiedono sempre più metodi scientifici.