Intelligence

Aspetti dell'intelligence militare secondo l'interpretazione di John Keegan

 
 
Come noto i servizi di intelligence in tempo di guerra hanno come loro principale obiettivo quello di evitare che il nemico possa acquisire un vantaggio.

Le procedure attraverso le quali acquisiscono le informazioni sono agevolmente individuabili in cinque stadi:

a) acquisizione: con acquisizione s'intende l'insieme della strumentazione tecnologica e non volta a reperire le informazioni (nello specifico si allude alla dimensione della humint e della sigint);

b) consegna: una volta acquisita l'informazione questa va portata al decisore ed è proprio in questa fase che l'informazione rischia di essere o intercettata o superata dagli eventi;

c) ccettazione: in questa terza fase le informative provenienti dall'agente operativo devono essere vagliate affinché abbiano le sufficienti credenziali per diventare utili a livello operativo;

d) interpretazione: gli analisti analizzeranno le informazioni provenienti dagli agenti operativi cercando di costruire una interpretazione il iù possibile coerente. Sotto il profilo strettamente storico, accade assai spesso che le informazioni decisive he consentono di conseguire ai decisori militari e politici una scelta infallibile, sono rare e sovente poco affidabili; inoltre il rapido evolversi del campo di battaglia rende agevolmente deperibile nel tempo la validità dell'informazione.

Questa ultima considerazione naturalmente non intende negare il valore della intelligenza strategica poiché nessuna guerra può essere combattuta senza che vi siano informazioni tempestive. A tale proposito l'autore sottolinea come nel mondo classico si agiva all'interno di un orizzonte informativo inferiore ai 150 km e di conseguenza le informazioni relative al nemico, alle dimensioni e alle capacità strategiche tattiche della sua forza e quelle relative alla natura del terreno erano decisive.

Allo stato attuale, la molteplicità della strumentazione attraverso la quale è possibile acquisire informazioni potrebbe indurre un osservatore poco attento a credere che non vi siano difficoltà di sorta: al contrario le informative provenienti dalle immagini satellitari -ad esempio- devono essere interpretate e non è sempre un'operazione agevole; nello stesso modo l'intelligence che proviene da fonte umana può avere dei limiti determinati dalla scarsa tempestività con la quale l'informativa è stata trasmessa o dalla incapacità di convincere il vertice militare della validità e delicatezza delle informazioni inviate. Proprio uno studio attento e analitico della storia dell'intelligence militare, dimostra ,secondo l'autore, come la capacità di trasmettere in modo rapido ai vertici militari politici le informative in tempo reale sia fondamentale.

Ebbene, nonostante allo stato attuale i servizi di intelligence abbiano a disposizione budget enormi e abbiano complesse e articolate infrastrutture di intercettazione,la humint svolge un ruolo ancora determinante nel decidere il successo o meno di un'operazione militare; infatti di fronte al terrorismo islamico proprio l'intelligence proveniente da fonte umana costituisce l'elemento decisivo, costituisce cioè un elemento che potrebbe rappresentare, se sfruttato in modo adeguato, quello decisivo.

In particolare, la capacità di infiltrarsi all'interno dei gruppi fondamentalisti parlando la loro lingua, simulando connivenza ideologica e amicizia nei loro confronti - secondo una modalità operativa analoga a quella dei servizi informativi israeliani - sono caratteristiche che appartengono all'intelligence tradizionale e che si rivelano di fondamentale importanza nel contrasto del terrorismo islamico (il lavoro secondo queste modalità operative si è rivelato molto importante nel contrasto del terrorismo nord irlandese).

Per quanto concerne il rapporto tra l'intelligence militare e il conflitto vero e proprio l'autore, in assoluta controtendenza rispetto agli studi attuali, sottolinea come la guerra nel suo complesso abbia più a che fare con l'azione che non con il pensiero come dimostra il fatto che assai spesso la vittoria si consegue attraverso il coraggio e il sacrificio. Al di là della demagogia usuale - in voga soprattutto negli ultimi anni - la guerra è la massima espressione della violenza e cioè: "una gara a infliggere e subire spargimenti di sangue" 1 ; ebbene l'intelligence militare offre la possibilità di ridurre i costi della guerra identificando i punti deboli del nemico, individuando i difetti dei sistemi l'arma, contribuendo a far adottare nuovi strumenti tecnologici, individuando eventuali defezioni interne, svelando la natura reale degli obiettivi nemici; idealmente parlando l'intelligence militare dovrebbe metterci nelle condizioni di comprendere in modo trasparente le intenzioni, le capacità e gli obiettivi del nemico.

Tuttavia la storia dell'intelligence militare dimostra che, nonostante l'adeguatezza e l'utilità delle sue informative, il risultato sul campo viene comunque deciso dal conflitto esplicito cioè viene deciso dalla determinazione e spesso dalla fortuna. Tutto ciò sta a dimostrare come, nonostante l'utilità delle informazioni provenienti dalla  ntelligence militare, queste non costituiscono l'elemento decisivo per conseguire la vittoria: in altri termini le informazioni costituiscono una condizione sufficiente ma non necessaria per conseguire la vittoria.

La spropositata fiducia, secondo l'autore, presente nella letteratura strategica attuale nei confronti delle informazioni dipende dalla confusione tra attività di spionaggio e controspionaggio e tra intelligence operativa e sovversione. Per evitare questa confusione concettuale e terminologica l'autore compie alcune importanti precisazioni. In primo luogo, l'intelligenza operativa e lo spionaggio si costruiscono i momenti differenti: lo spionaggio è un processo che non ha mai fine tanto quanto il controspionaggio e si serve di una sofisticata strumentazione di intercettazione; l'intelligence operativa invece si concretizza soltanto in tempo di guerra e quindi per periodi abbastanza brevi.

In assenza di guerra-sottolinea ironicamente l'autore-le agenzie di intelligence trascorrono gran parte del loro tempo a spiarsi reciprocamente giacché: "non vi è rivalità più accanita di quella fra i servizi informativi che, con mezzi diversi, lavorano per la stessa causa" 2 . Quanto alla sovversione questa costituisce una modalità di conflitto debole e poco efficace poiché a differenza della guerra tradizionale è totalmente imprevedibile nei suoi risultati e soprattutto in un contesto democratico la sovversione può sempre essere sconfessata dall'autorità politica e/o militare e agevolmente denunciata dalla parte avversaria. Ad ogni modo, nonostante l'importanza della guerra delle informazioni, la conoscenza che essa consente di acquisire non può: "distruggere, danneggiare e nemmeno sfidare un'offensiva del nemico a meno che il possesso della conoscenza non sia associato a una forza reale" 3 .

Ciò che intende dire l'autore insomma è che per quanto sia un prerequisito importante, l'intelligence militare non sarà mai sufficiente per garantire in modo assoluto la vittoria poiché la: "conoscenza preventiva non è una protezione contro i disastri e le informazioni in tempo reale non sono mai abbastanza reali. Alla fine conta la forza. (…). La capacità di colpire rimarrà infatti la protezione migliore contro le nubi dell'ignoto, del pregiudizio dell'ignoranza che minacciano di oscurare i principi l'illuminismo" 4 .


NOTE

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John Keegan,Intelligence.Storia dello spionaggio militare da Napoleone ad Al-Quaeda,Mondadori,2006

1ibidem,.pag.335

2 ibidem,351

3.ibidem,pag.363

4.ibidem,364

Comments   

Nautilus
+2 #1 Nautilus 2011-08-18 10:54
Condivido l'Analisi interamente tranne nel punto in cui viene espresso che il risultato sul campo viene comunque deciso dal conflitto esplicito cioè viene deciso dalla determinazione e spesso dalla fortuna. Ovvero credo sicuramente nella fortuna ma non nel potere del conflitto esplicito.
La storia "insegnava" ciò.. ma oggi le cose sono cambiate. Droni, satelliti, robot, ecc... hanno (ed avranno) un ruolo sempre più crescente a livello bellico.
Il conflitto esplicito è dettato dalle informazioni più che dalla vera a propria potenza militare.