Intelligence

Intelligence, perchè un convegno..

“…. quando si parla di Intelligence o Servizi Segreti ci si imbatte contro pregiudizi, leggende o pure illusioni fantastiche che l’opinione pubblica ha nei suoi riguardi, scartando ed ignorando ciò che è la reale finalità del mestiere…”

 

In questi ultimi tempi, significativi passi in avanti sono stati fatti verso la realizzazione di un politica di sicurezza e difesa che evidenziasse, per lo meno, la volontà di emergere da quel profondo abisso che è stato il "non argomentare" su una certa comunicazione istituzionale e/o di alcuni importanti, fondamentali istituzioni quali appunti i Servizi di Informazioni per la Sicurezza della Nazione.
Al di là delle critiche (positive o negative che siano) che hanno salutato la nuova Riforma dell'Intelligence Italiana, c'è una premessa da fare: una riforma c'è stata (altre ne verranno dice qualcuno) ma, tuttavia non possiamo negare che qualcosa di "concreto" (forse) si stia muovendo.
E' senza dubbio un "muoversi" poco allineato per addivenire ordinatamente ed indiscutibilmente verso una risoluzione omogenea nel credere, creare e sostenere che l'Italia, le sue Istituzioni i sui Servizi di Sicurezza abbisognano di una Cultura e Comunità di Intelligence che sia espressione reale ed inviolabile innanzi, non solo alle esigenze ed urgenze di difesa, ma anche e soprattutto per confrontarsi con altri Paesi Europei i quali, in fatto di comunità di intelligence allargata e di cultura, stanno marciando verso alti orizzonti di significativa importanza nei contesti internazionali.
L'Italia non deve essere da meno, seppur nel rispetto assoluto e nella consapevolezza di non fare "capolino" nelle strutture, gestione o quant'altro sia di riferimento alle attività della nostra Intelligence: i Servizi Segreti sono tali proprio perché “segreti”. Ma la cultura di intelligence, quella no, quella deve essere propellente e sostegno ai Servizi di Sicurezza Italiani e  alle sue attività e non “infangarli” come sin’ora ha fatto una spaventosa “ignoranza” a volte zibellina altre ancora a sfondo machiavellico. Ne rammentiamo, invero, il “Summus Ius, Summa Iniura” che con forza, a volte prepotenza, si è scaraventato sulle attività dei Servizi, ma ciò “cui prodest?”… sicuramente non alla Nazione, non agli Italiani e ancor più assolutamente non ai Servizi di Intelligence; l’applicare a pieno regime la legge per ottenere la massima giustizia non sempre produce risultati equi.
Da anni si parla di cultura di intelligence, da anni, qualcosa, qualcuno o chissà quale alchemica forza ne riduce l’importanza se non addirittura la nascita: rievoco ciò che il francese Pierre Lacoste, ospite qui in Italia, sostenne nel 1996 “…. quando si parla di Intelligence o Servizi Segreti ci si imbatte contro pregiudizi, leggende o pure illusioni fantastiche che l’opinione pubblica ha nei suoi riguardi, scartando ed ignorando ciò che è la reale finalità del mestiere…” aggiungendo: “… ma è un ignoranza che non riguarda solo l’opinione pubblica, essa esiste anche nella politica, nel mondo dell’economia, dell’industria, delle amministrazioni e in certi altri ambienti è ancor peggio…”
Dal 1996 ad oggi, avvenimenti straordinariamente lesivi ci hanno toccato la democrazia, la libertà ma impassibile il nostro contesto socio-culturale ci impone ancora un restringimento, una non apertura alla “conoscenza”. Diverse e nuove aperture (se non proprio alari) sicuramente si stanno verificando nel nostro Paese, ciò ci rallegra, forse non tanto il cuore ma quanto quella ricercata novità del nuovo: Riforma, Rivisitazione della Legge del Segreto di Stato, Lievissima Apertura ai Centri Studi e Università, una “incerta” probabilità di rivedere le norme assuntive, e cosi via, non sarà il compendio di una lunga marcia verso le richieste più ardue di ottenere una nuova, moderna intelligence nel nostro Paese, ma sarà sicuramente un imput propositivo per costruire, produrre, impegnarsi per una comunità ed una cultura di intelligence che a me pare, siamo in tanti a professare.
Occorre quindi, su queste basi che tutti: Istituzioni, Politica, Servizi, Università e Centri Studi, si affaccino, insieme, sulla possibilità di dare un forte contributo al nostro Paese, alla Nostra Democrazia, alla Nostra Libertà Democratica, per mezzo dello Studio, del Confronto, della Scientificità, delle Opinioni, costruendo, invero, quella Cultura che ci contraddistinguerà nelle progressioni che faremo, perché, l'Italia come ebbi già a dire, è un Paese di Ricercatori, di Studiosi, di Scienziati, di Illustri personaggi, che hanno contribuito a crearla questa Nazione quindi non possiamo e non dobbiamo dimenticare che siamo un popolo in continua ricerca di innovazioni e se davvero l'amiamo, questo nostro Paese, non possiamo distoglierci da quello che da anni stiamo proclamando: Produrre Intelligence e Sicurezza, il che è uguale a Produrre uno status sociale, politico, culturale e nazionale di sicura importanza strategica nei contesti politici internazionali.
Cerchiamo quindi di intraprendere un confronto che ci porta, forse, verso la volontà di "imparare" la cultura di intelligence ancor prima di insegnarla, evitando così non solo di generare atti diffamatori verso i Servizi Italiani ma anche e soprattutto per accrescere la nostra “conoscenza” del perché esiste un Servizio di intelligence, del perché occorre fare e produrre Intelligence, del perché l’Intelligence è fondamentale nelle istituzioni, nell’Economia, nelle Industrie, nelle menti di un popolo.
Su questo fronte stanno già lavorando e lavorano le Università Italiane (a loro grandi pregi per il “coraggio” accademico di aver carpito la necessità di invogliare una moderna cultura dell’intelligence a prendere posto nelle aule accademiche) ma ciò non basta, non è piena nel suo intento risolutivo, occorre che anche le istituzioni e la politica si addensino della cultura di intelligence al fine della gestione e del controllo, della particolarità della sua tutela e segretezza, del suo riformarsi e rinnovarsi e non da ultimo, dare maggiori crediti e sostegni alle Accademie che hanno dato “aula” all’Intelligence, nella sua massima espressione di “scientificità”.
E’ su tali basi di natura comune (almeno per chi interessato all’intelligence) che studi, ricerche, opinioni, commenti ed analisi previsionali sull’arte più antica del mondo dovranno essere argomenti (forse di sicuro interesse) per l’immediatezza e la qualità di una Intelligence in continuo sviluppo, necessaria a fornire risposte alle miriadi di domande che ogni giorno arrivano sia dal mondo accademico che da semplici appassionati o anelatori della professione. Risposte che si spera arrivino dal Convegno Nazionale di Studi “Politica e Cultura per l’Intelligence & la Sicurezza” poiché si è voluto accentrare le due componenti più importanti che oggi esercitano potere sull’intelligence: la Politica Istituzionale, attraverso Riforme, Controllo, Decisioni, e la Cultura: per mezzo della sua debole forza di farsi strada, e che esercita sulla stessa un potere opposto; nel mezzo, non da osservatori, ma da veri protagonisti, Le Università, gli Studiosi, gli Operatori di Intelligence.
E’, altresì, su basi di un concetto ancor più importante che si vuole discutere su una scienza che per alcuni è tale per altri non lo è; per discutere sulla cultura, su cosa differenzia il sistema intelligence italiano da quello di altri paesi; sul se siamo o no nell’ottica del concetto per la sicurezza nazionale; se abbiamo oppure no la cultura del segreto di stato. Proprio perché l’Intelligence è legata, per natura, a tutte le forme dell’azione politica, economica, militare, sociale, accademica, scientifica e culturale che Universitari, Ricercatori, Studiosi, Istituzioni, Operatori e Politica Istituzionale dovranno convenire, attraverso elementi pluridisciplinari, verso il concetto che l’Intelligence è una “scienza” di vitale importanza per la difesa della Nazione; che una proficua collaborazione tra il mondo accademico e privato con le Istituzioni può produrre notevoli risultati in termini di sicurezza. Convenire, infine, per creare quella “comunità di intelligence” che attraverso una comunicazione istituzionale diffidi le idee più irriverenti nel manifestarsi verso una istituzione di fondamentale valore per l’Italia.
Glicerio Taurisano