Intelligence

Cultura di Intelligence

Paese che vai, cultura che trovi… è questo uno di quei noti proverbi che se lo analizzi per tutto il suo contenuto, ti accorgi che in effetti e in pratica non hai detto nulla di nuovo.

Tuttavia, se alla “cultura” ci aggiungi “l’Intelligence” ti viene fuori un proverbio che ha tutto il sapore di un rimprovero verso quelle scanalature di oppressione che per vari motivi costringe una “data cultura” a non svilupparsi, a non entrare in quella sfera comportamentale che dovrebbe dirigere il “naturale evolversi” verso gli obiettivi di un insieme di conoscenze che la società di ogni paese dovrebbe avere, al fini di percepire come proprie quelle certezze accademiche e di ricerca occorrenti all’Intelligence. Non pretendo qui di suggerirvi una ricerca nella rete per invogliarvi a leggere qualche sito riguardante l’Intelligence (in Europa) anche perché per conoscenza degli abituali lettori di crimelist mi guarderei bene di suggerire metodi o canali di lettura, tra l’altro state dimostrando, come è solito, una grande preparazione e conoscenza nel commentare, analizzare, ricercare o discutere un dato, sia esso riguardante la criminologia sia l’intelligence.

Ma è probabile che per puro caso abbiate omesso di soffermarvi su un sito istituzionale spagnolo il quale merita tutta l’attenzione possibile relativamente alla cultura di intelligence, merita, altresì, una breve ma significativa analisi di lettura. Il sito in questione è quello del CNI [centro nacional de inteligencia - centro nazionale di intelligence] che (spagnolo permettendo, ma il sito offre anche lettura in inglese e francese) si rivela, da subito, una vera preziosità nella lettura, specifica, di una cultura di intelligence avanzatissima e continuamente soggetta a quel “naturale evolversi” che la stessa presume a fronte degli avvenimenti e del continuo variare della situazione socio-politica mondiale. Il CNI è stato istituito con la Legge 11/2002 del 6 maggio in sostituzione al CESID (quest’ultimo a sua volta sostituì il SECED) ed è totalmente ascrivibile organicamente al Ministero della Difesa Spagnolo. La Legge11/2002 del 6 maggio, unitamente alla legge 2/2002, regolamentò le competenze del Centro e diede un serio contributo per una nuova ed avanzata “cultura di intelligence”.

A differenza, magari di altre Intelligence, il CNI offre da subito una proporzionale di facile lettura sia per chi aspiri ad entrare in tale Centro sia per una conoscenza base dell’intelligence: infatti il sito www.cni.es da subito accoglie con un messaggio chiaro ed univoco chi intende operare nel settore: “Se ti preoccupa il futuro della Spagna e la comunità internazionale; se desideri servire la Spagna con un istituzione capace di canalizzare le tue aspirazioni e offrirti un futuro professionale, entra in un servizio di intelligence dinamico, capace di prevenire le problematiche che minacciano il nostro paese. Il CNI ti offre l’opportunità di stare in prima linea nella sicurezza nazionale, contribuendo a disegnare il futuro”. Inoltre indica gli obiettivi del centro, come la creazione di una cultura di intelligence in Spagna che sia da supporto all’efficace funzionamento della Comunità di Intelligence Spagnola".

A tal proposito con altrettanta chiarezza, il sito informa sul cosa intende il CNI per cultura di intelligence: “le conoscenze che la società deve avere sopra la necessità, la funzione e la finalità di un Servizio di Intelligence, in modo che percepisca come proprie le questioni relazionate con la sua sicurezza, la sua libertà e la difesa dei suoi interessi. Tiene a precisare, il CNI, che la cultura di intelligence debba articolarsi su vari livelli e in differenti ambiti, prevalentemente nel mondo imprenditoriale/aziendale e in quello accademico, quest’ultimo, deve perseguire un doppio obiettivo: convertire l’intelligence in una disciplina che deve essere acquisita nelle Università e nei Centri Studi, inserendo nei curricula accademici, la “scienza di intelligence”; permettere, inoltre, che i servizi di intelligence beneficino della esperienza e conoscenza che il mondo accademico ed il mondo privato imprenditoriale/aziendale hanno in merito a conoscenze tecniche, previsionali e di analisi.

In pratica, è certo il CNI che il mondo accademico, i centri studi e il privato possono costituire una fonte di informazioni e di analisi fondamentali per i servizi di intelligence. C’è da sottolineare con evidenza le attività che il CNI effettua sul fronte accademico, infatti, collabora abitualmente in numerose attività organizzate in differenti centri di studi e nell’università: negli ultimi anni ha partecipato a corsi e seminari organizzati dalle seguenti università: Rey Juan Carlos de madrid, Carlos III de Madrid, Valencia, Castelliòn, Granata, Salamanca, Santiago de Compostela, e tante altre. Collabora inoltre con organismi quali: Istituto Espanol de Estudios Estratégicos, Istituto Universitario General Gutierrez Mellado, il Reale Istituto Escano e tante altre organizzazioni i cui obiettivi è la promozione e l’investigazione in materia di sicurezza. Sono interessantissime le conferenze che di solito il CNI impartiscono in altrettanti centri studi.

Ebbene, una cultura di intelligence che arriva proprio dalla centralità operativa dei servizi di intelligence, cosa davvero straordinaria se la si confronta con l’ Italia, dove, innanzitutto, creare una comunità di intelligence capace ed efficiente di contribuire a difendere il proprio Paese sembra ancora ben distante dalle iniziative intraprese già anni fa da altri paesi e non da ultimo avere la “maturità accademica” (da parte dello Stato) di iniziare ad essere effettivamente convinti che occorre una seria collaborazione tra la Centralità dello Stato e i Centri Accademici e di Studio e Ricerche. Certo, abbiamo avuto una nuova Riforma dei Servizi, laddove in merito a quanto sopra detto c’è solo una debole, impercettibile volontà di accreditarsi ai centri accademici: Art. 13 - §.1- (Collaborazione richiesta a pubbliche amministrazioni e a soggetti erogatori di servizi di pubblica utilità) (….)

Ma è cosa davvero ben distante dalle culture di intelligence che altri Paesi detengono in forza alla ricerca e allo studio. Un Paese come l’Italia, fatto appunto di ricercatori, di studiosi e con una forte presenza accademica potrebbe davvero contribuire nella creazione di una comunità di intelligence che sia espressione di volontà nel ricercarsi e trovarsi, perché no, in una comunità di intelligence che sia all’avanguardia sul fronte della collaborazione, tra lo Stato Centrale ed i centri privati ed università?