Intelligence

Intelligence, quando?

Del quando avremo la Nuova Intelligence e di quanta Intelligence avremo, penso (sic!) che i tempi giusti ci sono già stati, ma sono passati inosservati, ed altri tarderanno molto a venire se non si osserveranno alcune fondamentali regole e volontà, da parte della Politica, dei canali dell’informazione e dei Governi.
Avevo promesso a me stesso di stare fuori da certi contesti di analisi, ideologici e difensivi verso questa o quell’altra Istituzione, verso tale o qualsivoglia Ufficio di Sicurezza, verso la ideologia propria di un patriota che, seppur identificatosi nella pienezza della propria Nazione, si trovi, spesso, a combattere innanzitutto per difendere la cultura alla legalità, per la tutela della Libertà e della Democrazia, per poi affrontare temi di difesa per tale “soggettivo” bene comunitario.
 
Seppur mi occorre, con serenità, difendermi dalle opposizioni culturali e dalla non volontà di sviluppare ed accrescere la conoscenza di alcuni fondamentali “beni” del paese Italia, non posso non evidenziare che la “stanchezza” morale soggioga, prepotentemente, sul lavoro che per anni ed esente da scopi altri se non quello dell’amare la propria Nazione, hai portato avanti, producendo spesso solo denigrazioni da parte di chi (e purtroppo ne ho trovati tanti) di questa Italia, di questi Cittadini e delle Istituzioni, intese come tali, non ne ha assolutamente rispetto e le vorrebbe vedere destrutturate e alla mercè dell’ipocrisia destabilizzante.
 
Ma, il silenzio è figlio dell’incoscienza, anche se, di contro, chi non tace, alla fine sarà sempre soggetto a spiacevoli conseguenze sul piano morale e forse anche civile e penale: ebbene per non contraddirmi ne sulla mia “ignoranza” ne su quanto fino ad oggi “predicato” corre l’obbligo che mi assoggetti a tali rischi, anche se mi rende difficile capire, e consentitemelo: il perché viene sempre condannato e additato chi della Nazione ne difende gli ideali, i principi, la storia, la cultura e soprattutto la moralità istituzionale della Repubblica: difficile?...non tanto!.. considerato che attualmente in Italia c’è una decadenza morale inaccettabile sul piano sociale e democratico.
Perché questa premessa? …
 
Ovvio che per quello che seguirà potrebbe sembrare non pertinente, ma …..! qualora dovessi incappare in termini o concetti male interpretati (… poiché scrivo di getto e non rileggo …) la premessa di cui sopra interverrà in mia difesa.
 
C’è un articolo, apparso sull’Espresso nell’Aprile scorso, che mi ha suscitato molto interesse e di conseguenza facendomi ritrovare in “open action” piuttosto che “dormiente” (dato il tema dell’argomento: terminologia molto appropriata) tra l’altro analizzato sul sito web del prof. Sidoti e riportato anche su crimelist; che, quasi involontariamente, mi ha fatto scorrere dinnanzi una figura qualitativamente professionale che anni fa ricopriva un ruolo importante nei Servizi di Sicurezza (personaggio straordinario, in seguito leggerete a chi mi riferisco) e che ha lasciato un serio segnale sull’Intelligence Italiana che a tutt’oggi pare essere di gran lunga un tema attualissimo.
 
L’articolo in questione, scritto da Francesco Bonazzi, è: La Nuova Intelligence … Quando? … beh, intanto si ritorna a parlare di Intelligence e ciò non è poco.
Bonazzi l’ha detto: il cambio fatto dal Governo Prodi ai vertici dell’Intelligence non ha prodotto nulla se non lo stallo della volontà di poter e voler davvero esercitare un serio cambiamento nel sistema Politico-Gestionale dei Servizi, e ciò, aggiungo, a discapito di chi nei Servizi ci lavora, a discapito dei vertici dirigenziali degli Uffici, questo è controproducente sia per la professionalità del singolo operatore, sia per l’immagine della nostra intera Nazione, senza poi allargarci criticamente sulla credibilità, sulla disponibilità dei Servizi di altri Paesi a collaborare con noi e sulla possibilità di poterci davvero difendere contro gli attacchi (continui) della violenza politica esercitata nel nostro Paese, del terrorismo di casa nostra (e “cosa nostra”: che pare abbia rimosso ricordi del passato e quindi ritornata di attualità), del terrorismo internazionale, sulle destabilizzazioni della democrazia e quant’altro rischioso per la Sicurezza dei Cittadini Italiani e della Nostra Repubblica Democratica: e se ciò ci pare poco …. allora ditemi per favore che non abbiamo storia, cultura, paese, credo e fede di patria: ma ciò risulterebbe ben difficile farlo capire a chi come me ha fatto della Libertà e della Democrazia del Nostro Paese il canale prioritario per ritrovarsi Italiano, con Identità, Dignità, ed Onore.
 
Il commento che il prof. Francesco Sidoti ha così ben piazzato, al seguito della condivisione dell’articolo de l’Espresso, non ci lascia campo libero per ulteriori analisi, poiché ha dato riflesso ad una realtà “gestionale ed operativa” dei Servizi Italiani molto accentrata su problemi che esistono da anni, magari molto più gestionali qualche anno fa e completamente tecnico-operativo-gestionale nell’attualità (avrei dovuto  utilizzare termini più appropriati, magari: politico-partizionale, ma, per non inciampare nei rischi di cui sopra ….!) tuttavia, è risaputo: la gestione politica dei Servizi è importante ed essenziale, di contro sono gli interessi partitocratici ed individualistici che devono stare fuori dalla gestione dei Servizi Italiani.
 
La stampa italiana smetterà di scrivere e apostrofare sentenze contro questo o quell’altro Ufficio dei Servizi Segreti Italiani, o all’indirizzo di Caio o Sempronio, prima o poi? … difficile a dirsi poiché ciò è pane per i famosi dossier; editoriali ed opinioni che pare interessino molto alla platea dei lettori: Ho un rispetto ed una stima sproporzionata per il giornalismo ed i giornalisti, e in tal senso non voglio apparire accusatore anche perché nessun ruolo, capacità o autorizzazione può farmi permettere ciò, ma esordire spesso con dossier, Ad Memoriam, verso uomini che hanno operato nei Servizi Segreti Italiani, nonché risaltando intrecci, abusi, interferenze, deviazioni, non solo producono la continuità alla mancanza di cultura nella popolazione dell’importanza di esistenza di un Servizio di Sicurezza, ma produce altresì sfavorevole consensi alla crescita professionale, qualitativa e naturale, in taluni casi, della Intelligence del nostro Paese.
 
I segnali della instabile “salute” dell’Intelligence Italiana provengono da molte fonti autorevoli, nazionali ed internazionali, laddove in quest’ultima vado a scorrere le pagine della inosservata “accortezza” di trasferire, attraverso una seria politica sui Servizi, quella comunicazione istituzionale utile ai fini della credibilità, e del paese Italia e dell’Intelligence Italiana.
 
Argomento e problema, questo, di interesse politico, difensivo, accademico e culturale, senza lasciarne fuori una componente importantissima sul profilo della nostra difesa: affidabilità, credibilità ed efficienza. Sul piano nazionale, intanto, ciò produce non solo avversità continuativa verso i Servizi di Intelligence ma anche e soprattutto l’illecita persuasione che i Servizi di Sicurezza a questo Paese non servono: quale affermazione più inopportuna ed errata di questa!
 
L’Italia ha generato figli di siffatta lealtà istituzionale dai tempi in cui ancor prima di chiamarsi Italia si chiamava (e forse oggi è ritornata ad esser tale) “confusione politica” o “babele dell’identità”,  già: il tempo occorrente a questa Nazione per ritrovarsi parte esplicita di Patria è stato considerevole, come i sacrifici di Uomini che tanto hanno dato per giusta causa patriottica e democratica e che nulla in cambio hanno ricevuto, se non pagine intere di giornali ad indicare la loro “devianza” poiché partecipi nell’aver collaborato con Intelligence di Paesi alleati ad allontanare individui dalla loro libertà di esercitare attività terroristica dal nostro territorio.
La nuova Intelligence … quando? …  e quella vecchia? Dite che possiamo con serenità affacciarci ai ricordi non magari delle strutture dei due nostri Servizi di Intelligence o sulla sua gestione politica, ma sulle professionalità di uomini che nonostante operassero nell’Intelligence, quella vecchia, prospettassero da tempo la Nuova Intelligence per il Paese Italia? Il ricordo è forte, è di quelli che non passano facilmente nel dimenticatoio della mente come “archiviato a vita”, ma che ti stuzzicano all’inverosimile, in continuazione, maggiormente quando a tener banco sono gli aspetti contraddittori e critici verso i nostri Servizi Segreti (abbassandone la proporzione di segretezza; più volte mi son detto: segreti quanto? fino a che punto? visto che, con semplicità di una tradizionale metodologia investigativa Uomini e Segreti dell’Intelligence vengono pedinati, fotografati, ascoltati, intercettati, etc. – vedesi il caso Abu Omar). Aspetti che danno man forte a quella parte conservatrice “informativa” di preservare a tempo debito la possibilità di poter continuare a lavorare contro l’Intelligence e Uomini dell’Intelligence; meglio spiegandomi: se ciò non esistesse non troveremmo mai sui giornali dossier, articoli ed opinioni contro questo o quell’altro Servizio Segreto. A noi Italiani è risultato sempre facile criticare ciò che non è, e mai analizzare e difendere le verità, cosa molto più difficile.
 
Il malessere della nostra Intelligence è palese, ovvia e consentitemi giustificata. Il nuovo Governo nei primi mesi pareva volesse a tutti i costi “rigenerare” la struttura dei Servizi, rigenerarla da che cosa poi, se non dalle accuse di chi magari ancora oggi non ha capito del come, per come e attraverso quali metodologie si muove ed agisce un Servizio Segreto di un Paese, quindi? … mancanza di cultura che noi Italiani non abbiamo mai avuto su tali temi, mancanza di comunicazione.. che non c’è mai stata attraverso le Istituzioni …. Mancanza di Italianità … non sappiamo neppure a cosa si riferisce l’essere Italiani se non anagraficamente parlando; e aggiungo, poiché sarebbe da ipocrita non farlo, mancanza di maggiore controllo sia su Uomini affidabili sia sulla gestione politica degli uffici. Ma chissà poi, se vero è che nei nostri Servizi ci siano stati agenti deviati, chi sarà stato poi a deviarli? … un treno non esce dalle rotaie se qualcuno o qualcosa non ne ha divelto il percorso. I Servizi Segreti non collimano con le deviazioni avvenute in alcuni di essi e non possono essere trattati come se queste deviazioni pronunciassero la loro demoniaca ragione di esistere: caso mai occorre che per tramite dei servizi segreti si ostacoli le procedure non propriamente affidabili sul piano della fedeltà alla Nazione.
 
C’è chi va come Pollari, Mori, ed altri e c’è chi viene come Gabrielli, Branciforte, Cucchi, etc. uomini che vanno, uomini che vengono, magari questi ultimi alle prese con gatte da pelare abbastanza feline e con artigli ben appuntiti: il vecchio lascia posto al nuovo (così dovrebbe essere) ma ahimè, con tutta la stima verso i dirigenti di cui sopra, che nulla hanno a che vedere con situazioni politiche-gestionali di un Governo, si trovano inseriti in un contesto “confusionale” relativamente al riordino e cambiamento che il Decreto, (ancora non convertito in Legge) presume nei confronti dei Servizi di Sicurezza. Quindi, rimando degli inaffidabili alle Amministrazioni di origine, tagli alle spese e agli stipendi, rivisitazione degli uffici interni ed esteri, di conseguenza senza mantenimento economico, ecc. – questo andrà a produrre:
 
-          Sbaragliamento delle Fonti di Informazione (collaboratori, sostenitori, risorse estere) che saranno così messi a disposizione e assoldati da altri Servizi, magari non propriamente alleati con il nostro Paese, e ciò sarebbe compromettente per la fuga di informazioni;
 
-          Allontanamento degli Agenti e Funzionari la cui operatività richiede sostegno economico per far fronte alla raccolta delle informazioni (non dimentichiamo che nei Servizi di Intelligence, spesso, un Agente crea una propria rete informativa, la quale presume spese per la cooptazione, la formazione, il mantenimento);
 
-          Inefficienza operativa: una buona Intelligence deve adattarsi alle aree operative per tramite di mezzi, risorse e strategie, cose che hanno un costo ben “indefinito” quindi non propriamente sostenibili senza il giusto plafond economico.
 
Il taglio del 30% sulle retribuzioni degli agenti nonché altri tagli imposti dallo stesso Decreto su risorse, mezzi, operazioni, ecc, sono cosa ben poca a fronte delle spese della Politica che negli ultimi tempi sono notevolmente aumentate: 38,8% in più al Senato e del 15,2% in più alla Camera, senza poi contare un incremento del 103% in più per le spese delle divise dei Commessi e del 122% in più per gli autoveicoli. Divise placcate d’oro non mi pare di averne viste addosso ai Commessi nel Parlamento, in quanto alle auto, ebbene, si parla di sostenerne le spese, però intanto che arrivi un accordo (politico) si aumentano le Auto Blu con tanto di autista, di lampeggiante e talune volte con piccole scorte armate.
 
Dice bene il generale Giuseppe Cucchi (a capo del Cesis) le paure e le resistenze sono tante in vista di “questo” cambiamento e riforma, ma sembra ovvio, è più lecito aumentare pensioni ai Parlamentari, incrementare il parco auto, e rinnovare le divise dei commessi piuttosto che sostenere spese per la Sicurezza Nazionale; e mi pare poco ed inservibile effettuare una riforma dei Servizi Segreti tagliando stipendi, dimezzandone la logistica e magari chiudendo qualche ufficio sparso qua e la per l’Italia. Per quanto riguarda l’estero, questi sono problemi ormai già abbondantemente passati, poiché l’Esecutivo Politico preferisce altri canali per operare in aree strettamente a rischio.
 
Il cambiamento che si vuole apportare ai Servizi Segreti Italiani ha di che spaventoso, indubbiamente, ma ciò va fatto, non nel modo in cui si profila attualmente, non tagliando spese e stipendi, ma con una pragmatica accortezza strategico-difensivo, ovvero, la si smetta di additare quello o quell’altro ufficio dei servizi per accolito politico o contro corrente, la si smetta di indicare quel funzionario o agente di corrente di sinistra o di destra, si faccia, vero è, una analisi reale sulla importanza di avere una Intelligence che possa operare in serenità al fine di ostacolare i pericoli che incombono sul nostro Stato, sul nostro Paese. Che sia una strategia di difesa autonoma e non particolareggiata da interessi partitocratici.
 
Riforma, cambiamento, già, l’intento serio chissà se sarà riformare o cambiare .. ? Riferendomi ai ricordi di un noto quanto onesto e professionale operatore della Intelligence degli anni passati, per il quale ho sempre avuto una rispetto ed una stima significativa, come sopra appunto accennato, mi scorre nella mente un grande Italiano che per oltre cinquanta anni ha servito l’Italia: l’Ammiraglio Fulvio Martini, già operatore nel Sid per poi dirigere il Sismi, che ben ha saputo trasferirci oltre che i valori di un Patriota i giusti Imput per una Intelligence del futuro quale quella che oggi ricerchiamo.
 
L’ha fatto con una semplicità ed una serenità inconfondibile, proprio a far comprendere che, se davvero una Intelligence efficace desideriamo nel nostro Paese, occorrono pochi strumenti per crearla, e forse chissà, oggi potremmo dire, difenderla e ampliarla.
 
L’Ammiraglio Martini ha trasferito ai posteri segnali convincenti e strategicamente positivi su come, in Italia, l’Intelligence dovrebbe essere e  proprio in virtù della riforma (sulla quale possiamo dormire sonni tranquilli, non la otterremo presto o magari la otterremmo al quanto sradicata dal come dovrebbe, naturalmente, essere) o del cambiamento che in essi si vuole portare, mi piace, qui, ricordare alcuni passaggi che L’Ammiraglio Fulvio Martini ha scritto in merito all’Intelligence del domani, ai cui punti, di volta in volta, ne segue una mia personale nota:
individuare, anzitutto, gli scopi che l’intelligence deve prefiggersi per la tutela degli interessi nazionali:
 
  • necessità di intelligence a supporto della politica estera e di difesa del paese; [ad oggi, purtroppo, tale politica è decaduta o del tutto scomparsa; vedesi appunto gli ultimi fatti riguardante il rapimento di Mastrogiacomo oppure la credibilità posta a zero da parte di Paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, ecc.  e quando non c’è credibilità politica di conseguenza non vi saranno collaborazioni di Intelligence] 
 
  • fermare e/o debellare la proliferazione delle armi di distruzione di massa di quei Paesi soggetti ad offensive verso Nazioni Democratiche; [vedesi prima la Corea, poi l’Iran, dove quest’ultima caparbiamente continua a rifiutarsi di interrompere la produzione di armi chimiche e nucleari – e qui occorrerebbe una forte attività Intelligence-Politica Estera] 
 
  • una necessità di Intelligence Economica poiché il contrasto delle nazioni si svolge soprattutto nel campo dell’economia; [il mercato Italiano e quello Europeo pare, oggi, sia stato quasi totalmente conquistato da paesi terzi, accrescendone la potenziale economica con il favore di molteplici contesti, bassa manovalanza, scarsi costi della materia prima, penetrazioni sistematiche nel mondo della finanza, e da Banche Islamiche e da potenti investitori arabi; tutto ciò ed altro ancora ricade nella necessità dell’Intelligence Economica, poiché essa riveste da e per i canali politici internazionali una variante importante al fine di tutelare gli interessi della Nazione] 
 
  • più difesa ai nostri sistemi industriali e tecnico-scentifici; [qui evidentemente quanto detto al punto precedente ne combina già la risposta, magari aggiungendo che per i nostri presidi industriali, non sappiamo fino a quanto reggeranno a fronte di una concorrenza spietata che, proprio per mancanza della condizione Politico-Intelligence si è insinuata capillarmente nel territorio nazionale; non da meno il comparto tecnico e scientifico: basta pensare con quale facilità scoperte importanti fatte nel territorio Italiano vengono poi applicate all’estero oppure strappate alla patria potestà del segreto e venduti al miglior acquirente di turno]
 
  • una forte risposta all’incremento della lotta alla grande criminalità e al narcotraffico; [il problema droga: una piaga che occorre debellare innanzitutto con la prevenzione attraverso canali di intelligence adeguati a tale attività investigativa sia all’Estero che nel territorio Italiano; non viene difficile notare che la repressione esercitata da parte delle Forze dell’Ordine non copre se non una sola parte il fenomeno poiché l’ingresso di sostanze stupefacenti è di gran lunga superiore a quanto si possa immaginare. Per cui una attività di Intelligence esercitata a pieno regime (…) nei Paesi soggetti a tale produzione e nei Paesi i quali si utilizzano canali, forse, anche governativi al fine di introdurre droga verso i mercati dei Paesi Europei, andrebbe a produrre quell’ostacolo occlusivo alla possibilità di ingresso sia delle sostanze stupefacenti che di gruppi organizzati di criminali per la gestione del mercato]
 
  • maggiore contrasto all’immigrazione clandestina e ai suoi collegamenti con la criminalità organizzata; [allo stato attuale, questo tipo di prevenzione (intelligence clandestines prevention) pare sia ostacolato da politiche non propriamente atte all’ostacolare ingressi di clandestini dediti alla criminalità: politica ed intelligence devono lavorare in sinergia attraverso i canali diplomatici e non, di quei paesi laddove sono gestiti, da altrettante organizzazioni criminali, gli “affari” dell’immigrazione clandestina. Un serio problema, oggi. La quantità di immigrati non regolari in Italia è destinata a crescere sempre più se non si lavora con dedita vocazione politico-strategica e attraverso una Intelligence che non sia ostacolata da Decreti, Riforme, Leggi e Facile Fruibilità di permessi di soggiorno e/o di cittadinanze offerte a chicchessia]
 
  • un’esigenza di lotta al nuovo terrorismo di origine integralista musulmana; [sottolineo che questo punto, come tutti gli altri, l’Ammiraglio Martini li ha scritti e dettati alla fine degli anni ’90 e precisamente qualche anno prima del settembre 2001 data in cui il mondo occidentale ha “scoperto” la pericolosità di questo terrorismo. La demarcazione posta dall’Ammiraglio Martini tra la non proliferazione delle attività di Intelligence verso tali minacce e la necessità di incrementarne le operazioni di prevenzione e di raccolta di informazioni presto definite in prevenzione, è l’espressione ovvia dei pericoli che il mondo occidentale ha subito a proprio spese e delle minacce che a tutt’ora incombono sui Paesi occidentali. Altro non aggiungo se non la libera interpretazione di questo punto a piacere del lettore]
 
  • necessità di controllo e incremento delle attività preventive su ogni sintomo di eversione e di tutela della sicurezza interna del Paese; [anche qui potremmo, personalmente, trovarne nota di riscontro. Anche qua l’Ammiraglio Martini aveva ben individuato il problema e aggiungo, aveva anche fatto un’analisi previsionale al quanto “centrata”. Gli ultimi fatti di questi giorni hanno evidenziato tale punto con una incredibile realtà: eversione che pare non essere ostacolata a dovere, e che cresce sempre più poiché, involontariamente, le strategie politiche nazionali ne consentono il pronunciare e il progredire. Cortei pazzescamente organizzati a favore dei Brigatisti Rossi; anarchia che pare sentirsi richiamata ed autorizzata alla più alta carica  sovversiva; possibilità del ritorno delle attività terroristiche nel nostro Paese (come appunto già denunciato dal Ministero degli Interni Amato); poi per quanto riguarda le attività criminogene della violenza politica, ebbene, pare che attualmente sia raggiunto davvero il culmine. Quindi una forte risposta attraverso l’interesse di incrementare ed attivare strategicamente l’Intelligence Civile (S.I.S.De. – mi piace chiamarlo ancora così)  sul territorio magari ritornando alla strategia ed operatività adottata negli anni ’70 e ’80, con la creazione di Uffici Territoriali di Intelligence per il contrasto alla violenza politica e al proliferare del terrorismo anarchico-insurrezionalista. Oggi, specifico, nell’anno 2007 e seguire l’Italia ha bisogno, oltre che dell’Intelligence Militare, che il Servizio Segreto Civile addivenga una forte presenza sul territorio poiché le minacce alla democrazia, alle istituzioni, alla repubblica e alla libertà sono e saranno sempre più incrementate da stolte e faziose sotto-politiche date in gestione a soggetti provenienti da ideologie non propriamente patriottiche o democratiche. Ogni avvisaglia di sovversione, di eversione e di violenza politica oggi deve essere passata alla lente di in gradimento ed analizzata con strategia investigativa, onde evitarne di ricorrere poi all’irreparabile].
 
Il problema dei Servizi nella sua totalità, deve essere affrontato dal Governo con serena co-partecipazione di tutte le forze politiche e ancor prima individuarne e sottolinearne alcuni aspetti fondamentali:
-          I Servizi Segreti sono indispensabili al Nostro Paese;
-          Il Servizio di Sicurezza ed Informazione Civile deve essere potenziato e attivo su tutto il territorio nazionale;
-          Una nuova Legge sui Servizi non deve essere né di Destra né di Sinistra né di Centro: occorre che ai Servizi gli sia riconosciuta la centralità della sicurezza per l’Esecutivo, per il Governo, per il Paese;
-          Sviluppare un ruolo Professionale per gli operatori ed esentarli dalle accortezze partitocratiche di interessi, così come dispensarli dall’infangarli con facilità ogni qualvolta si ha sentore di questo o quell’altro fatto accaduto senza lecito legale;
-          La necessità di uno scudo protettivo dei Servizi (come appunto detto dall’Ammiraglio Martini) e del personale dei Servizi, poiché, questi, possono trovarsi costretti ad interpretare in maniera più elastica norme penali e/o amministrative;
-          Individuare Uomini Operativi che siano prettamente vicini alla fede della Nazione, della Patria e della Repubblica Italiana, che non abbiano altri interessi se non quelli prettamente riguardante il proprio Paese;
-          Istituire canali idonei di Comunicazione Istituzionale, non di informazione, atta a diffondere la cultura di Intelligence nel nostro Paese; e così di seguito …. (ma i punti sono molti).
Tuttavia, ancor prima di fare Leggi o Decreti occorrerebbe che all’Intelligence Italiana, da parte del Governo e dalle preposte Istituzioni, gli sia data un impronta Accademica, ovvero essa, individuata come scienza, venga trattata, studiata e analizzata come tale, (vedesi il mio pensiero a riguardo in “Intelligence in Lectio Magistralis”- crimelist.it) ma se in Italia ancora non vi è cultura di Intelligence e se essa non viene indirizzata verso canali di studio rimarrà sempre povera di cultura, di comprensione e di supporto da parte dei cittadini.
 
Non si può riformare o ristrutturare un Servizio di Intelligence se alla base non vi venga posto la priorità assoluta di rivedere per un attimo se e quanto sappiamo o conosciamo sulla importanza dei Servizi, su come essi operano, di come e per quali metodologie si adoperano, tutte cose occorrenti per il suo naturale crescere nei contesti sia nazionali sia internazionali.
Se un Paese rispetta e comprende l’attività dei Servizi Segreti e dell’Intelligence ne ha cultura: comunicativa, accademica e di ricerca di nuovi modelli decisionali e previsionali, allora può darsi che le riforme o i cambiamenti che hanno addivenire da qui in futuro siano posti in essere con la più semplice delle accortezze strategiche e persuasive, Credibilità, Efficienza e Istantaneità.
 
Per concludere occorrerebbe che l’esecutivo, unitamente alle Università Italiane, ai cultori della materia, agli appassionati e agli studiosi e ricercatori (i quali dovrebbero costituire l’Intelligence Community) si interrogano su alcuni aspetti fondamentali:
-          È l’Intelligence una Scienza?
-          Può essere trattata a livello di studio, come tale?
-          E’ soggetta a ricerca di metodologie innovative, strategiche, strutturali e comunicative?
-          La cultura dell’Intelligence può nascere e divulgarsi? E attraverso quali mezzi condivisa e divulgata?
-          La sua epistemologia o i suoi criteri di scientificità, può convogliare metodologie di ricerca di nuovi modelli di sicurezza?
-          Esiste un timore Istituzionale sulla diffusione di tale materia? Un timore che un Intelligence più comunicativa anziché informativa possa decentralizzare la gestione politica? Potrebbe la ricerca e lo studio estrinsecare tale concetto o convinzione?
La Nuova Intelligence, quando .. ? un bel quesito, al quale tutti dobbiamo dirigere gli sforzi accademici al fine di veicolarne i risultati alle Istituzioni, all’Esecutivo, affinché  questi provvedano a darci un Intelligence, si nuova, ma che sia la espressione Democratica, Civile e Morale di un sistema intrinseco alla ricerca di una sempre più forte esigenza di sicurezza nazionale.
Glicerio Taurisano