Criminologia

L'Omicidio Seriale

 
La parola seriale deriva dalla stessa radice latina che dà origine, proprio, alla parola serie (series: serie, ordine, successione, catena) ed in questo caso si riferisce proprio a quel soggetto che uccide in successione temporale un determinato numero di persone collegate dal principio di causalità (componente psicologica).

Innanzitutto, è opportuno dare una definizione di assassino seriale ed in proposito si riporta quella proposta in letteratura da R. De Luca (1998) che ben lo rappresenta:

“L’assassino seriale è un soggetto che mette in atto personalmente due o più azioni omicidiarie separate tra loro (nello stesso luogo o in luoghi diversi) oppure esercita un qualche tipo di influenza psicologica affinchè altre persone commettano le azioni omicidiarie al suo posto. Per poter parlare di assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere, anche se poi gli omicidi non si compiono e le vittime sopravvivono: l’elemento centrale è la “ripetitività dell’azione omicidiari”. L’intervallo di tempo che separa le azioni omicidiarie può andare da qualche ora a interi anni e le vittime coinvolte in ogni singolo evento possono essere più di una. L’assassino seriale agisce preferibilmente da solo, ma può agire anche in coppia o come membro (o capo) di un gruppo. Le motivazioni che spingono all’omicidio seriale sono varie, ma c’è sempre una componente psicologica interna al soggetto che lo spinge al comportamento omicidiario ripetitivo. In alcuni casi, vanno considerati assassini seriali anche i soggetti che uccidono nell’ambito della criminalità organizzata (quando un movente psicologico personale li spinge ad uccidere al di là degli interessi dell’organizzazione), i terroristi (quando uccidono per soddisfare un proprio piacere personale e non solo per confermare l’ideologia in cui credono), i soldati (quando il gusto di uccidere subentra al fatto di eseguire degli ordini)”.

Da ciò ne consegue che non si può definire assassino seriale: l’omicida plurimo, autore di stragi, che, come già scritto nel precedente paragrafo, uccide più persone in una sola volta ed in un unico luogo; il pluriomicida, quale:

a) l’assassino di mestiere come il mafioso, che uccide su “ordini superiori”, o il sicario, che agisce su commissione;

b) l’assassino recidivo, quale può essere una persona violenta, che uccide più persone in tempi diversi e per vari motivi;

c) l’assassino compulsivo, spree murder secondo la definizione data dall’F. B. I., che uccide più persone durante un unico evento criminoso, in due o più luoghi e senza alcun periodo di intervallo emotivo tra un omicidio e l’altro (M. Picozzi e A. Zappalà, 2002).

J. Norris, psicologo statunitense, ha elencato il comportamento del serial killer in diverse fasi scandite da un andamento ciclico, che lui ha denominato:

FASE AURORALE: il killer si ritrae dalla realtà e se ne distacca elaborando fantasie più precise che lo spingono all’azione.

FASE DI PUNTAMETO: l’assassino è a caccia della sua preda su un terreno che studia con attenzione.

FASE DELLA SEDUZIONE: vi è l’approccio con la vittima che viene sedotta, ingannata e sopraffatta.

FASE DELLA CATTURA: dove la vittima è completamente controllata dal proprio aggressore.

FASE OMICIDIARIA: l’omicidio avviene con modalità simboliche, rimandando a situazioni di grande impatto emotivo vissute nell’infanzia.

FASE TOTEMICA: l’individuo serial killer cerca di far durare il più possibile il piacere provato nell’uccidere la vittima, mettendo in atto azioni quali: il fotografare, smembrare, effettuare degli atti di cannibalismo, impossessarsi di parti del corpo1 e od oggetti della vittima come se fossero dei trofei.

FASE DEPRESSIVA: appena svanisce l’effetto del piacere subentra nel soggetto un disagio dovuto al fatto che l’individuo percepisce che nella sua vita, nonostante un’ esperienza di grande impatto emotivo, nulla è cambiato. Svanisce l’onnipotenza del soggetto.

Molte volte il soggetto, non essendo in grado di uscire fuori da questa fase, fa in modo di essere catturato arrivando anche alla confessione. Ressler Burgess e Douglas hanno introdotto una distinzione:

SERIAL KILLER ORGANIZZATI

sono quegli individui che agiscono pianificando i delitti, scegliendo le vittime e il luogo senza lasciare tracce. Sono socialmente inseriti, buoni conversatori e realizzati in un contesto familiare e difficilmente catturabili.

ETA’: approssimamente ha la stessa età della vittima

SESSO: di solito maschio.

RAZZA: quasi sempre appartenente alla stessa razza della vittima.

STATO CIVILE: sposato o convivente; adeguato sotto l’aspetto della sessualità.

LIVELLO INTELLETTIVO/SCOLARIZZAZIONE: ha un’intelligenza normale o superiore alla media

LIVELLO SOCIO ECONOMICO: appartiene alla classe media.

CARATTERISTICHE FISICHE: ben strutturato fisicamente, tende ad avere cura della propria persona, vestendosi bene e con capi firmati.

AUTOVETTURA: di classe media, berlina o station-wagon, pulita e ben tenuta.

OCCUPAZIONE LAVORATIVA: può svolgere qualunque lavoro, ma predilige un’occupazione che proietti un’immagine virile, guardia giurata, vigile del fuoco,

PSICOPATICO: ha un disturbo di personalità molto forte, ha contatto con la realtà, ha l’affettività.

SERIAL KILLER DISORGANIZZATI

sono soggetti affetti da disturbi psicotici che agiscono sulla spinta di impulsi irrefrenabili senza la progettazione di un piano e di solito lasciano prove evidenti. Si mantengono sempre al di sotto delle aspettative. Hanno una vita sessuale inadeguata.

ETA’: varia dai 16 ai meno di 40, la vittima selezionata è scelta a caso.

SESSO:di solito maschio.

RAZZA:di norma della stessa razza della vittima.

STATO CIVILE: single.

LIVELLO INTELLETTIVO/SCOLARIZZAZIONE: intelligenza al di sotto della media, con una storia di fallimenti scolastici e precoce abbandono.

LIVELLO SOCIO/ECONOMICO: classe sociale povera o media.

CARATTERISTICHE FISICHE: può avere qualche segno esteriore che lo distingue dalla popolazione generale.

AUTOVETTURA: di solito non ne possiede una, o se ne ha è un vecchio modello mal ridotto.

OCCUPAZIONE LAVORATIVA: può essere disoccupato, se lavora la sua occupazione non è specializzata.

PSICOTICO: ha perso il contatto con la realtà, ha delle idee bizzarre e di persecuzione, ha l’affettività appiattita e non ha capacità di giudizio. De Burger e Holmes nel 1985 pubblicano sulla rivista “Federal Probation” un interessante contributo dal titolo: “Profiles in Terror: the serial Murderer”

 

BIBLIOGRAFIA

U. Fornari, J. Birkhoff “Serial killer, tre mostri del passato a confronto”, Centro Scientifico Editore, Torino, 2002.

Ciapri S. “Serial Killer, Metodi di Identificazione e Procedure Investigative”. Franco Angeli, Milano, 1998;

De Leo G. e Patrizi P. “La Spiegazione del Crimine”. Il Mulino, Bologna, 1999;

De Luca R. “Anatomia Del Serial Killer”. Giuffrè Editore, Milano, 1998;

De Pasquali P. “Serial Killer in Italia”. Franco Angeli, Milano, 2001;

C. Lucarelli e M. Picozzi “Serial killer: storie di ossessione omicida”, Strade Blu, Saggi Mondadori, Milano, 2003;