Criminologia

Le due Colombie

Cosa c’è dietro alla morte di Raul Reyes, numero uno delle Farc, e dietro alla liberazione di Ingrid Betancourt, rapita sei anni fa dallo stesso gruppo terroristico?

Il primo marzo 2008 l’aviazione colombiana ha violato lo spazio ecuadoregno con l’intenzione di uccidere a colpo sicuro il comandante delle Farc colombiane Raul Reyes. Quest’ulltimo ricopriva un ruolo importante nei tasselli dell’’organizzazione terroristica sudamericana: era stato incaricato di trattare per lo scambio dei prigionieri con le autorità competenti. Tra i prigionieri, anche Ingrid Betancourt. Avviene così un incidente internazionale capace di incrinare seriamente i rapporti tra le nazioni al di sotto dello Stretto di Panama. Venezuela ed Ecuador si ritrovano contro Bogotà e i suoi presunti sostenitori, gli Stati Uniti d’America.

È mezzanotte e venticinque del primo marzo 2008: dieci bombe distruggono l’accampamento delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. Muoiono 23 di loro, tra cui Raul Reyes, ministro degli esteri della guerriglia. Siamo in Ecuador, a meno di due chilometri con la frontiera colombiana. Il bombardamento viene seguito dal passaggio di quattro elicotteri Black-hawk Oh-60, con a bordo 44 uomini della Forza di intervento rapido della Colombia (Fudra). Il mattino dopo entrano in scena i due presidenti: Uribe spiega a Correa che le forze colombiane si son trovate obbligate a rispondere al fuoco ecuadoregno, ma senza violare lo spazio aereo del paese confinante. Dopo i sopralluoghi tuttavia, Correa ha ben chiaro di fronte ai suoi occhi il massacro avvenuto nei confini del suo stato. Immediata la risposta di Chavez, presidente venezuelano: per quest’ultimo è chiaro lo zampino degli Stati Uniti d’America, che da tempo combattono contro il cartello colombiano delle Farc, con delle ingerenze che peraltro influenzano gli equilibri del sud del continente.

Ma i dubbi sul reale svolgimento degli attacchi non riguardano solo le probabili alleanze, ma i mezzi stessi con cui il bombardamento è stato effettuato: è stato dichiarato che i velivoli utilizzati erano dei Supertucano Emb-314 (pare che la fabbricazione fosse brasiliana), e tre bimotori A-37, americani. Incongruenti, entrambi i tipi di velivoli, con le bombe sganciate sul territorio ecuadoregno. Sono aerei utilizzati per la guerra in Iraq, dove hanno riportato “successi”. Come tessere di domino, cadono susseguendosi alcuni misteri: si scopre che il radar più vicino a Santa Rosa (zona dell’accampamento) era guasto da diversi giorni, perché in manutenzione. Correa sostituisce il ministro della Difesa Sandoval con il suo collaboratore Javier Ponce. Di seguito, si dimette il capo congiunto della fanteria, dell’aeronautica e della marina, per via di questo cambio di rotta tra gli alti gradi del reparto. Si scopre che la base di Manta è uno dei capisaldi dell’aiuto militare di Washington alla Colombia: il primo marzo ha concesso il controllo dello spazio aereo della regione.

La Colombia per tutta risposta accusa il Venezuela e l’Ecuador di collisione con le operazione delle Farc. Si avvicina così lo spettro della cyber war: un computer, che presto diventeranno tre, sequestrati a Reyes dopo la sua uccisione, racchiuderebbero informazioni necessarie a incriminare, insieme alle Farc, anche Uribe e Chavez. Tre compuetr, dopo un bombardamento. Assolutamente intatti. Tra il primo e il tre marzo di quest’anno un agente dell’unità antiterrorismo colombiana, alle 11 e 45, senza rispettare le norme internazionali, è entrato in possesso di dati, per un totale di 48.055 files, contenenti preziose informazioni sulla guerriglia, che sono stati creati, modificati, consultati e cancellati. Dati che riguarderebbero rapporti con Euskadi ta Askatasuna (Eta), l’acquisto di un quantitativo di uranio da parte delle Farc, e finanziamenti a Chavez pari a150mila dollari, per suggellare un sodalizio che pare abbia origine nel lontano 1992.

L’Interpol è arrivata alla conclusione che questi files apportano una data non veritiera, poiché sono stati creati “mentre le prove erano collegate a una macchina i cui parametri di data e ora di sistema erano scorretti”. Tuttavia, non è stato possibile rilevare elementi che giustificassero un’avvenuta manomissione. Per dovere di cronaca, le otto prove in mano all’unità antiterrorismo colombiana erano rappresentate da documenti per un ammontare di 609,6 gigabyte: 39, 5 milioni di pagine in formato word, redatte, in base all’accusa, da un guerrigliero che viveva nella precarietà della giungla sudamericana! Intanto, anche uno dei due diplomatici incaricati della liberazione di Ingrid Betancourt, è accusato di essere un uomo delle Farc, ancora in base alle prove contenute nel computer di Reyes.

Rimane un interrogativo: Ecuador e Venezuela sono davvero degli stati canaglia oppure le elezioni di novembre rischiano, se la situazione non è stabilizzata da prima, di incrinare i rapporti di tutti gli stati dell’intero continente americano?