Criminologia

E' possibile Mentire?

Ognuno di noi nell’arco della propria giornata, si trova nella condizione di mentire ripetutamente alle persone che frequenta. Spesso ci troviamo a dover esprimere, perché richiesti, pareri sulle persone che abbiamo di fronte ed il più delle volte non possiamo esternare liberamente il nostro pensiero perché rischieremmo di porci in una condizione d’imbarazzo o peggio, di offendere il nostro interlocutore.

Mentire, può essere considerato un collante fondamentale a garanzia di una pacifica coesione sociale, se non potessimo falsare la realtà, sarebbe impensabile ritenere di poter vivere tranquillamente all’interno di un qualsiasi gruppo sociale.

Le bugie bianche, quelle cioè dette a “fin di bene”, sono quindi fondamentali al mantenimento dei buoni rapporti con gli altri; studi compiuti negli Stati Uniti hanno dimostrato che, coloro che mentono abitualmente risultano avere maggiore popolarità e sono ritenuti più simpatici di coloro che non mentono mai.

Mentire è una pratica che se “innocua” può migliorare la convivenza sociale, ma se utilizzata in modo improprio ed egoistico può gravemente minare l’integrità di una società, basti pensare a coloro per professione usano la menzogna, come i truffatori, o ai malviventi che fanno della bugia un alibi per i loro comportamenti criminali.  

Fortunatamente per le forze di polizia e per la società intera, mentire è una pratica difficile, sia che si compia a fin di bene sia che lo si faccia per ragioni diverse, ed è per questo possibile rilevare attraverso un attento studio dalla fisicità dell’individuo, una dichiarazione mendace.

Mentire è infatti un’elaborazione mentale complessa, possibile solo attraverso l’uso della parola, che viene filtrata coscientemente dalla ragione; non è possibile, in quanto fuori dal controllo razionale, esprimersi in modo falso con il corpo che, attiva movimenti inconsapevoli ed incontrollati, esternando sempre il vero pensiero presente nella nostra mente.   

I fondamenti dei gesti ingannatori si rifanno all’immagine (fig.1) delle tre scimmie, le quali con le mani esprimono le frasi: “Non sento, Non vedo, Non parlo”.

Mettere la mano davanti al volto (non parlo) come a voler fermare le parole, è un gesto che appare molto evidente nei bambini che raccontano una bugia; anche negli adulti, l’utilizzo di questo gesto rimane frequente nel momento in cui si mente, ma diviene molto più rapido e molto meno palese, tuttavia ugualmente identificabile da un occhio attento e consapevole.

 In uno studio condotto da Desmond Morris in un contesto di “Rule-playing” nel quale era stato chiesto di mentire a delle infermiere sulle condizioni di salute dei pazienti, è stato osservato che, coloro che avevano mentito, hanno portato la mano al volto un numero impressionante di volte, contrariamente a coloro che erano state sincere.

Anche deglutire è un’azione che può identificare una falsa dichiarazione, essa è evidentemente maggiormente visibile nell’uomo, grazie alla presenza del pomo di Adamo.

Molti altri sono gesti indicativi di menzogna, e possono essere tutti rilevati e smascherati, ma per una corretta valutazione deve essere sempre presa in considerazione la gestualità nel suo complesso, i segnali indicatori d’inganno si possono sovrapporre a tic nervosi, o ad azioni indotte da stati di salute precari, come tosse o raffreddore, che possono indurre l’individuo ad assumere atteggiamenti devianti per identificare una menzogna.

Chiaramente, l’uso della parola, in quanto condizione posta sotto un efficace controllo dell’individuo, non potrà essere presa mai in considerazione per valutare una possibile bugia, salvo nel caso in cui con tecniche di interrogatorio si porti l’interessato a fornire dichiarazioni contraddittorie.

Molto importante è l’osservazione del volto, che deve essere considerato l’immagine della verità, poiché è possibile ricercare la causa di ogni smorfia, di ogni sorriso che si manifesta (perchè nulla negli atteggiamenti umani è lasciato al caso, tutto ha un senso ed una causa) generalmente sul viso di coloro che mentono, possono apparire lievi smorfie, sorrisi asimmetrici, rapide dilatazioni e contrazioni delle pupille, rossore ed un aumento del battito palpebrale. Non sempre è possibile individuare queste modificazioni ad occhio nudo, a volte è necessario utilizzare dei supporti video, per eseguire una corretta valutazione dei comportamenti attraverso la rivisitazione delle immagini al rallentatore.

Riassumendo, appare evidente che ogni menzogna espressa, anche la più banale, può essere individuata e che la difficoltà nel mascherare affermazioni ingannatrici sta nel fatto che l’inconscio opera in modo autonomo ed inconsapevole e comunica autonomamente attraverso il linguaggio del corpo, indipendentemente dalla volontà di chi si esprime, evidenziando così possibili contrastanti con ciò che a parole è stato dichiarato.

Attivare accorgimenti che limitino la possibilità di essere scoperti mentre si forniscono false dichiarazioni è possibile, riducendo la gestualità, o cercando di nascondere parte del proprio corpo alla vista degli altri, magari dietro ad un tavolo od una sedia, tentare inoltre di attivare in modo razionale comportamenti che possano esprimere sensazioni positive negli altri. Da non sottovalutare anche l’aspetto esteriore: è dimostrato che si è facilmente portati a credere nelle persone ben vestite e di modi gentili.

Nell’attività di polizia giudiziaria, essere in grado di individuare possibili dichiarazioni mendaci, può favorire una migliore valutazione delle affermazioni fornite sia in sede di denuncia da possibili testimoni o presunte vittime, che da probabili autori di reato.

Per eseguire una corretta interpretazione delle dichiarazioni fornite dall’individuo si rende necessario porlo in condizioni di mostrare la propria figura per intero, collocandolo lontano da ostacoli ed in una zona ben illuminata, utilizzando se possibile, una sedia priva di braccioli.

Attenzione anche alla possibilità che la condizione in cui è posto l’individuo, possa esporlo ad una sensazione di pericolo, inducendolo ad elevare la propria “bolla prossemica” (vedi articolo “territorialità personale”) che potrebbe stimolarlo ad attivare atteggiamenti di disagio o difensivi.

I sette gesti più indicativi di menzogna

1. la mano sulla bocca: il gesto della mano sulla bocca, come già osservato, ha la funzione inconscia di bloccare le parole prima che queste escano.

Solitamente questo gesto viene mascherato con un colpo di tosse o magari avvicinando anche solo un dito  o il pugno alle labbra, come ad indicare una postura di riflessione.

2. toccarsi il naso: la produzione di catecolamine, sostanze che provocano il rigonfiamento dei tessuti nasali e che viene prodotta quando si mente, provoca un fastidioso prurito che induce coloro che lo provocano a grattarsi il naso.

Questo atteggiamento può essere compiuto in modo molto rapido e poco evidente e si ripete anche quando l’individuo è agitato, nervoso o arrabbiato.

3. stropicciarsi l’occhio: anche questo gesto nasce dal desiderio del cervello di non vedere l’inganno che fuoriesce dalla bocca o di non guardare il destinatario della menzogna; se la menzogna è grave viene solitamente distolto lo sguardo.

4. sfregarsi l’orecchio: lo sfregamento dell’orecchio o il tocco del lobo è l’evoluzione del gesto compiuto da  bambini quando non si voleva ascoltare ciò che veniva detto dai genitori, allo stesso modo chi mente, inconsapevolmente vorrebbe evitare di ascoltare quando sta affermando.

5. grattarsi il collo: è un gesto che identifica dubbio ed incertezza, solitamente il gesto viene compiuto nella parte inferiore del lobo auricolare e con la mano con la quale si scrive.

Associato ad una dichiarazione di certezza denota scarso convincimento e quindi menzogna.

6. scostarsi il colletto: quando si mente, il pensiero di non essere creduti porta ad un aumento della pressione sanguigna che produce un formicolio ed una sudorazione alla base del collo e sui delicati tessuti del viso che induce chi parla a scostare il colletto o parte dell’abito che si trova a contatto con la pelle di quelle zone.

7. le dita in bocca: questo gesto richiama il bisogno dell’individuo di rassicurazione, un ritorno al seno materno, il dito può essere sostituito da una pipa, una sigaretta o l’asta degli occhiali, nel momento in cui si mente la possibilità di essere scoperti rende insicuri 

I gesti sopra riportati non possono essere considerati esaustivi per eseguire un’attenta analisi delle informazioni fornite, i fattori che intercorrono sono molteplici e devono sempre essere valutati nella loro complessità, ma non solo, devono essere rilevate incongruenze tra ciò che dicono le parole e ciò che dice il corpo.

L’uomo per natura è inconsapevolmente addestrato ad interpretare i linguaggi del corpo, di qui le impressioni di sospetto verso alcune persone.

Maggiormente predisposte a questa analisi sono le donne, notoriamente più attente ai dettagli.

Le modificazioni biologiche che intercorrono in coloro che mentono, sono l’elemento con il quale la “macchina della verità” evidenzia la genuinità delle dichiarazioni. La scientificità di questo apparecchio non è ancora stata riconosciuta, perché i fattori indipendenti che possono interagire sono molteplici ed imprevedibili.

Anche in questo, come in molti altri settori, l’uomo, attraverso l’intelletto può osservare la realtà in modo intelligente e critico, ottenendo maggiori informazioni di una qualsiasi macchina.

Comprendere ed individuare una menzogna richiede grande attenzione, preparazione ed esperienza; sarebbe auspicabile che almeno gli operatori di polizia fossero in grado di annotare eventuali incongruenze nella comunicazione con le persone con cui interagiscono, questo per ottimizzare la loro attività e ridurre possibili equivoci o errori.