Criminologia

Suicide & Vehicles Bomb

SBBIEDs (Suicide Body Borne Improvised Explosive Devices)

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L’evoluzione della guerra e degli obbiettivi nelle terre mediorientali, ha sensibilmente modificato nel corso della storia il ruolo e le finalità di coloro che attraverso l’auto emulazione si sacrificavano per la causa, facendosi esplodere.

Inizialmente gli obbiettivi di questi particolari attentati erano le strutture ed il personale militare, successivamente le nuove esigenze “operative”, dettate anche da intromissioni internazionali, hanno indotto ad allargare la cerchia degli obbiettivi anche a personale civile e bersagli politico-culturali; questo per consentire una maggiore devastazione, maggior numero di morti, e attirare l’interesse dell’opinione pubblica internazionale sulla causa, utilizzando un investimento minimo nell’organizzazione dell’attentato.

L’utilizzo tattico di attentatori suicidi ha la peculiarità di consentire al votato di raggiungere con una discreta facilità persone o bersagli difficilmente raggiungibili in altro modo, perché protetti da un’intensa rete sia in termini di uomini che di tecnologie. Un attentatore suicida ha la facoltà, se ben mimetizzato, di rimanere anonimo fino al momento in cui raggiunge il suo target e decide di detonare l’esplosivo che porta con sé: in questo modo esso diventa una non convenzionale efficace arma intelligente.

Ma non solo, l’utilizzo di materiale umano per il trasporto e la collocazione di sostanze esplosive in qualunque luogo, spinge la popolazione ad un elevato senso di ansietà, di paura che ne condiziona i movimenti e le scelte. In una situazione come quella presente oggi sia nei territori dell’Iraq che dell’Afghanistan, la popolazione è portata ad avvicinarsi con diffidenza a tutte le strutture internazionali, perché il pericolo di morire è reale e molto elevato, maggiore difficoltà vi è nella localizzazione di un kamikaze, maggiori sono le probabilità di rimanerne vittime.

Il potere di devastazione prodotto dalla detonazione di una cintura esplosiva, purtroppo non si limita alla sola onda d’urto prodotta dalla sostanza utilizzata, infatti vengono scelti come attentatori portatori di malattie mortali infettive come epatite ed HIV, il solo contatto con il loro sangue, potrebbe divenire per i superstiti fonte di morte, ma non solo, potrebbe trasformarli inconsapevolmente in portatori di epidemie.

Si diceva che la scelta di utilizzare uomini per portare nel luogo dell’attentato dell’esplosivo, è una scelta tattica efficace ma anche poco costosa rispetto ad esempio, all’impiego di autoveicoli.

Ma questo aspetto non è il solo a indurre i terroristi a scegliere questa modalità di attuazione, i mezzi possono essere facilmente identificati e localizzati, controllati e resi innocui, mentre identificare una persona in mezzo ad una folla risulta essere particolarmente difficile, perché le tecniche di mimetizzazione utilizzate sembrano essere molto efficaci.

Per quanto riguarda la scelta del materiale esplosivo è solitamente utilizzato TNT o C4 facilmente trasportabile, di piccole dimensioni e resistente agli agenti atmosferici ma con un grande potere distruttivo, le sostanze esplodenti vengono solitamente fissate molto aderenti al corpo, in particolare nella fascia dell’addome e nascoste sotto abiti consoni, per ridurre al minimo la possibilità che sia visibile.

Le cariche sono collegate ad un detonatore attivabile direttamente dall’attentatore, di dimensione sufficiente a garantire l’attivazione anche se scoperti e limitati nei movimenti dal personale della sicurezza o militare.

Oltre alla possibilità di attivare manualmente la carica esplosiva trasportata, normalmente viene reso possibile detonare la sostanza a distanza, solitamente con l’utilizzo di un telefono cellulare o altro apparecchio elettronico, questo per garantire la riuscita dell’attacco nonostante un eventuale ripensamento del votato o l’impossibilità dello stesso ad attivare il detonatore perché bloccato o ucciso, dopo essere stato identificato, dal personale di sicurezza; o impedire che se catturato lo stesso possa cedere o essere costretto a parlare.

L’utilizzo tattico di attacchi suicidi in Afghanistan è una pratica relativamente recente, non ve ne è presenza all’epoca dell’occupazione russa, il suo impiego per la prima volta può essere inquadrato nel 1992, anche se la sua vera espansione si può collocare, quasi un decennio più tardi nel 2001, l’evoluzione della tecnica suicida si è successivamente evoluta per contrastare le forze militari internazionali presenti sul suolo afgano durante il periodo della guerra, arrivando oggi ad essere una tattica terroristica tra le più utilizzate.

La povertà e l’ignoranza che contraddistingue le terre afgane ha consentito un fertile terreno all’indottrinamento religioso, tipico dei terroristi e indispensabile al reperimento di volontari, disposti ad immolarsi per la causa.

La grande diffusione della propaganda religiosa partita dopo l’11 settembre 2001 ha consentito di creare una vera e propria tecnica attentatrice con modalità sempre più precise ed efficaci, modificandone le tecniche di attuazione.

Oggi in Afghanistan agli aspiranti suicidi viene insegnato anche a guidare i diversi mezzi che potranno essere utilizzati per condurre l’attentatore verso il proprio obbiettivo.

La diffusione di attentati suicidi, ha portato le forze di sicurezza locali ed internazionali ad intensificare l’utilizzo di procedure che garantiscano l’incolumità degli operatori e dei cittadini, attraverso l’attivazione di sistemi di identificazione che dovrebbero impedire la riuscita degli attentati. Di fronte ad una risposta apparentemente efficace le organizzazioni terroristiche hanno risposto inserendo tra le file dei volontari suicidi anche le donne, per altro già impiegate in territori diversi.

La condizione sociale nella quale le donne si trovano, ha reso più semplici le operazioni di camuffamento delle cinture esplosive, le donne non vengono avvicinate, non vengono toccate, vestono abiti larghi e lunghi, ed infine possono serenamente fingere lo stato di gravidanza, giustificando grandi rigonfiamenti addominali.

Questa loro peculiarità le rende maggiormente pericolose.

Paradossalmente l’impiego delle donne suicide nella guerra santa, ha consentito loro di morire esprimendo la loro libertà, di far sentire nella morte la loro voce, altrimenti ignorata, trasformandole in soldati estremamente determinati e facilmente manipolabili.

Le caratteristiche dei votati al suicidio, destinati cioè a morte certa e per questo impossibili da fermare con la classica minaccia armata se scoperti e la loro invisibilità, li rende invincibili o perlomeno estremamente difficili da fermare, garantendo un elevata percentuale di successo.

La sola difficoltà nell’utilizzare questa viscida tattica terroristica sta nel reclutare adepti, nel ricercare persone che scelgano di morire abbandonando la loro vita terrena per una vita migliore ultra terrena; anche se le terre afgane, come quelle irachene, offrono un terreno fertile ai reclutatori perché terre di ignoranza e povertà, la continua condivisione con le forze internazionali e la diffusione di scambi culturali favoriscono una diversa visione del mondo che spinge i giovani a rinunciare alla morte, per ricercare un futuro terreno.

   

VBIEDs (Vehicles Borne Improvised Explosive Devices)

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La difficoltà nel ricercare persone disposte a morire per perorare la causa terroristica, oltre ad una differente esigenza tattica, conduce anche all’utilizzo per la realizzazione di attentati attraverso autobomba.

Come autobomba possono essere utilizzate vetture di ogni dimensione, dalla piccola utilitaria all’autoarticolato, chiaramente maggiore sarà lo spazio dedicato all’esplosivo, maggiore sarà il suo potere distruttivo. La facilità con la quale un’autobomba possa essere identificata, ha spinto i terroristi ad utilizzare veicoli difficilmente sospettabili, come ambulanze, mezzi di soccorso o della polizia.

Le sostanze esplodenti utilizzate nel confezionare un’autobomba variano maggiormente rispetto a quelle utilizzate per attentati suicidi, spesso vengono aggiunte anche grosse quantità di carburante per amplificare la detonazione e favorire un maggiore potere distruttivo.

Molto diffuso l’uso del TATP, esplosivo altamente instabile ma di facile fattura e di facile reperimento nelle “materie prime”

Ulteriore precauzione per rendere certa la riuscita dell’attentato è l’utilizzo di una seconda autobomba nei pressi della prima, da utilizzare qualora questa venga identificata e resa inoffensiva, oppure da detonare durante le operazioni di soccorso, aumentando il panico e rendendo difficoltose le procedure di ausilio alle vittime.

L’ufficio ATF degli Stati Uniti ha tentato di schematizzare i possibili danni producibili dai diversi mezzi impiegati, partendo da una vettura di piccole dimensioni per arrivare ad una cisterna dell’acqua di notevoli dimensioni, i risultati della ricerca inducono a pensare che in tutti i casi l’obbiettivo di morte venga tranquillamente raggiunto.

Le procedure atte ad identificare possibili veicoli sospetti, non sono ancora tanto efficaci da garantire una rapida e sicura localizzazione, il rischio degli operatori sul campo è molto elevato, condizionato anche dalla situazione urbanistica che si crea in zona di guerra: difficile riconoscere un mezzo rubato, un mezzo modificato o un mezzo abbandonato, da uno regolarmente in uso.

Unico fattore forse caratterizzante è il forte odore che diverse sostanze esplodenti emanano se detenute in grande quantità.

Lavorare in contesti di guerra o di stabilizzazione della pace, rende molto difficile per le persone che vi operano attuare comportamenti preventivi a tutela della propria incolumità; la varietà di situazioni e la disperazione che caratterizza lo stile di vita dei nativi, rende impossibile identificare persone che possano essere pericolose.