Criminologia

Criminalità Violenta

La violenza è un'azione fisica o psichica esercitata da una persona su un'altra al fine di indurla a compiere atti che altrimenti non avrebbe compiuto;

 

L' OMS definisce la violenza come l’uso intenzionale o la minaccia della forza fisica contro sé stessi, contro un’altra persona o un gruppo o comunità che abbia un’alta probabilità di provocare una ferita, la morte, un danno biologioco o psicologico o una sua privazione. Non tutti i comportamenti violenti sono criminali e quindi punibili, nel senso che per essere identificati come tali devono violare le normative del Paese in cui sono perpetrati. Per criminalità violenta si intende quindi la messa in atto di una condotta criminosa compiuta con atti di violenza, ovvero una tipologia di reato, discliplinata dal C.P., contro la persona, quindi contro la vita, l’ incolumità, la libertà individuale e personale, e rientrano in questa casistica:

 

i delitti per strage, gli omicidi dolosi, gli infanticidi, i feticidi, gli omicidi preterintenzionali, i tentati omicidi, le lesioni dolose, le violenze sessuali, i sequestri di persona, gli attentati dinamitardi e/o incendiari, le rapine (gravi e meno gravi); bisogna fare però una distizinone, infatti si parla di criminalità diffusa per rifersi concettualmente a reati contro il patrimonio, i c.d. “reati predatori” ( furti, rapine, scippi, spaccio stupefacenti etc.), in virtù del fatto che è notevolmente pervasiva, ma non per questo comunque non aggressiva. Non tutte le tipologie di uccisione di una persona sono da considerare crimini violenti, come nell’omicidio colposo, in cui una persona cagiona la morte di un’ altra per negligenza, imperizia, imprudenza o inosservanza di leggi, ma comunque dipendente caso per caso, o quando ad uccidere è un pubblico ufficiale costretto, dalle circostanze, a respingere una violenza o a vincere una resistenza, come nei casi di legittima difesa. Senza dubbio, il crimine più efferato è il classico omicidio volontario, semplice o aggravato, commesso da chi agisce con la tipica volontà di uccidere. Le tipologie di omicidio possono assumere differenti connotazioni; a seconda di una variabile fondamentale, ovvero la motivazione che spinge un individuo a commettere questo reato: possono avere un carattere impulsivo, perché commesso da agente spinto da una motivazione istintiva, irrazionale ad agire, pianificato, quindi premeditato, cioè preparato per tempo, strumentale, come mezzo per raggiungere un altro fine, espressivo, come atto di violenza fine a sé stesso. L’omicidio può avvenire tra familiari (uxoricidio, parricidio, fratricidio etc…), tra amici e/o colleghi di lavoro, tra estranei. Una variabile da prendere in considerazione è la scelta del mezzo con cui si compie un omicidio quali arma da fuoco, arma da taglio etc..; le statistiche odierne dicono che, nel nostro Paese, il mezzo più frequentemente utilizzato per omicidi di mafia è l’arma da fuoco, diverso per quelli a sfondo passionale o che si consumano in ambiti familiari dove l’arma più usata è quella da taglio.

Nel nostro paese, il fenomeno degli omicidi volontari risulta numericamente poco rilevante rispetto alla totalità dei delitti commessi e, contemporaneamente molto conosciuto e studiato sotto il profilo qualitativo, grazie all’ alto numero dei delitti risolti che hanno consentito di raggiungere un elevato grado di informazione sulle diverse peculiarità del fenomeno stesso; gli indicatori statistici confermano che il fenomeno è in una fase di contrazione, inoltre bisogna fare una distinzione fondamentale tra gli omicidi: quelli riconducibili alla criminalità organizzata che rappresentano il 25% dei delitti rilevati, contro il 75% a lei non ascrivibili , ovvero omicidi commessi in ambito familiare, o scaturiti da liti violente ( motivi passionali, rancore, follia), oppure verificatisi a seguito di risse o futuli motivi, nonché quelli compiuti nel corso di rapine o furti.

Di notevole importanza per il suoi risvolti anche sociali è l’omicidio consumato in ambito familiare; da sempre la famiglia rappresenta l’embrione, il nucleo della società, in cui nascono e crescono relazioni affettive, culturali, valori da condividere; l’omicidio in famiglia , nel nostro Paese, rappresenta mediamente il 30% del totale dei delitti volontari; inoltre, in otto casi su dieci di omicidio volontario consumato tra le mura domestiche, gli autori del reato sono uomini, che sovente si trovano nei più bassi gradini della scala sociale, e spesso sono disoccupati; le vittime maggiormente colpite sono le donne ( 40%), e nella fattispecie si tratta più frequentemente di uxoricidio; tradizionalmente, già dal 1800, si riteneva che le due motivazioni fondamentali dell’omicidio in famiglia fossero legati a fattori economici ( eredità ) e passionali ( gelosia, adulterio, amore respinto ); ma oggi le dinamiche sono molto più complesse: relazioni affettive intrafamiliari turbate, distorte, schiacciate dalla quotidianità, dalle frustrazioni, insoddisfazioni, e dalle sconfitte che generano aggressività, impulsività, non sempre manifestate; senza dimenticare poi che possono sorgere, di per sé, psicopatologie mentali; ecco perchè quando ci sono casi di omicidi in famiglia, solitamente viene disposta la perizia psichiatrica, proprio perché la famiglia è considerata, nell’immaginario collettivo, come il nucleo di condivisione positiva di affetti, gioie e relazioni amorose, e il fatto che si possano commettere azioni così efferate è contro natura, quindi ci si aspetta una motivazione, se non psicopatologica, quantomeno irrazionale e non comprensibile; la perizia disposta dall’ Autorità Giudiziaria viene richiesta più spesso quando l’autore del reato è una donna, proprio perché nell’opinione pubblica è diffusa l’idea e l’aspettativa che la donna omicida sia più anormale; già nella letteratura criminologica Positiva, la devianza femminile non era configurata come ribellione, trasgressività, atteggiamenti critici nei confronti della società, ma più semplicemente come anomalia biologica o malattia psicologica. Alle donne delinquenti non veniva riconosciuta una veste razionale, come risposta a specifici problemi o conflitti sia interni, che esterni, per questo erano considerate come o "da curare", o

da allontanare dalla società; ancora oggi l'infanticidio o l'omicidio di un bambino per mano materna, oltre ad essere percepito umanamente inaccettabile e culturalmente destabilizzante, ecco che allora per spiegarli, viene chiamata in causa  una presenza superiore, che impone il proprio arbitrio alle donne guidandole nel più abominevole dei delitti: la pazzia.

In generale ci si aspetta che l’omicidio in famiglia sia dovuto a cause psicopatologiche, ma in realtà alcune ricerche hanno evidenziato che il loro tasso di incidenza è del 40%, seguono litigiosità in famiglia (30%) e interessi economici.