Criminologia

Intercettazioni Telefoniche e Regole della conversazione

Le INTERCETTAZIONI rappresentano un campo importante nelle indagini giudiziarie; l’I. è la presa di conoscenza, operata da una terza persona, con mezzi meccanici e/o elettronici di captazione del suono (ma anche video), di comunicazione tra persone lontane (I. telefoniche) e  di conversazioni (I. ambientali) di carattere privato.

Le intercettazioni si suddivono in PREVENTIVE se hanno una funzione di pubblica sicurezza e mirano quindi a prevenire un reato e PROCESSUALI se sono necessarie per consentire la prosecuzione di indagini penali. In relazione a quest’ultima tipologia spetta al G.I.P. la decisione di autorizzare, convalidare e prorogare (quindi modalità, tempie durata), nonché determinare la fruibilità dell’ intercettazione con decreto motivato; spetta però al P.M. richiedere l’autorizzazione a disporre dell’intercettazione e può eseguirla direttamente o delegarla alla Polizia Giudiziaria; l’autorizzazione viene data quindi dal GIP al PM quando “ vi siano gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”(Art. 267/1 c.p.p).

 

 

 

Esse vengono disposte non per tutti i tipi di reato, ma solo per quelli previsti dall’art. 266 c.p.p., ovvero:

 

 

  1. delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 5 anni.

     

  2. delitti contro la P.A. per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni.

     

  3. delitti riguardanti sostanze stupefacenti.

     

  4. delitti riguardanti armi o sostanze esplosive.

     

  5. delitti di contrabbando

     

  6. reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria.

     

 

 

 

Bisogna ricordare che è illegale l’intercettazione di comunicazioni di difensori, consulenti tecnici e loro ausiliari, in quanto colloqui coperti da segreto professionale, ma il cui divieto non è più legittimo nel momento in cui una di queste figure è indiziata di reato.

 

 

I risultati delle intercettazioni operate in modo legittimo sono utilizzabili come prova nel procedimento penale in cui sono state disposte; ma non tutto ciò che viente intercettato, verbalizzato e quindi trascritto nel c.d. “brogliaccio d’ascolto” viene presentato come prova; il brogliaccio altro non è che un registro in cui viene riportato tutto ciò che viene detto nella i., ma serve solo come riscontro di ciò che viene pronunciate nelle bobine dei nastri, contiene i riassunti delle comunicazioni. Le i., solitamente, si svolgono presso la Procura, ma spesso vengono 'remotizzate', cioé l'intercettazione arriva in Procura ma il segnale viene fatto rimbalzare presso gli uffici della Polizia Giudiziaria. I

verbali e le registrazioni vengono poi inviate al P.M., ma spetta poi al GIP “disporre la trascrizione integrale delle registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni contenute nei flussi comunicativi da acquisire osservandone forme, modie garanzie previsti per l’espletamento delle perizie”.

 

 

È quidi il giudice che conferisce l’incarico al perito e, sentiti i c.t.,p.m., perito e difensori, formula quesiti, che hanno sempre come oggetto la trascrizione integrale delle intercettazioni e la genuinità della registrazione.

 

 

Da tempo si è  ritenuto che l’utilizzo delle conversazioni registrate fosse completamente affidabile; ultimamente però, molti studi hanno evidenziato dei limiti ed equivoci ( ascolto, trascrizione, comprensione di significati…). Parlando di i.telefoniche infatti può sorgere una notevole difficoltà anche di comprensione di ciò che viene detto, questo è un classico quando si effettua una analisi della conversazione;si tratta di errori causati sia da un ascolto non corretto e/o errori di trascrizione dei nastri che ne derivano, sia da incomprensioni che possono essere successive ad un primo ascolto seppur corretto. Nel primo caso, alcuni autori evidenziano come in una pagina di trascrizione si compiano una media di 14 errori (FBI), senza chiaramente tener conto di errori di punteggiatura o di pronuncia. Nel secondo caso, la questione è più complicata, perché data la continua evoluzione del linguaggio e la possibilità dell’uomo di generare creativamente una conversazione in tutte le sue sfumature, succede sovente che l’analista che viene contattato per un parere, possa non avere gli strumenti concettuali adeguati per comprendere ciò che accade e viene detto ( in termini di significati) nel corso di una conversazione; in soldoni, è possibile compiere errori di valutazione circa le interpretazioni degli interlocutori; inoltre è molto difficile riuscire a discernere la verità o la falsità dei contenuti che vengono scambiati dagli interlocutori ( es. quando uno dice : “sono senza sodi…ci vuole una rapina…..” in tono deciso ma con significato, da parte di chi parla, scherzoso).

 

 

Com’è noto una conversazione è una dinamica interattiva molto complessa: è il risultato dell’intreccio di attività di due o più attori sociali che, interagendo, costruiscono insieme, il senso delle loro azioni comunicative sulla base di una loro comune disponibilità a comunicare e un insieme di conoscenze condivise; è una dinamica psicosociale, organizzata in turni, caratterizzata da scambi verbali e non, pause, in cui gli attori utilizzano un codice comune e attuano un processo inferenziale. L’analisi della conversazione è un approccio qualitatitivo che studia l’interazione di scambi linguistici; si avvale di teorie, metodi, tecniche che provengono dalla pragmalinguistica, etnometodologia, psicologia sociale. L comunicazione è quindi scambio di informazioni, ma l’informazione ha in sé incarnati elementi di contenuto ed elementi di relazione, infatti due soggetti impegnati in una conversazione sono interlocutori-co-enunciatori impegnati in una azione comunicativa comune di cui sono corresponsabili.

 

 

Quando si analizza una conversazione, esistono tre livelli di analisi che portano sovente ad errori:

 

 

 

 

 

  1. ascolto: dialetti, inflessioni, voce…

     

  2. trascrizione: tendenza ad omettere ciò che non si è compreso

     

  3. comprensione: errori inferenziali nell’attribuzione di significato.

     

 

 

 

Il linguaggio orale ha quattro funzioni fondamentali:

 

 

 

 

  1. referenziale: capacità del linguaggio di denotare oggetti e le relazioni che tali oggetti intrattengono tra di loro e la realtà.

     

  2. espressiva: consente ai soggetti di manifestare i propri stat psicofisici e modificazioni emotive sperimentate di fronte agli eventi.

     

  3. relazionale: costruisce e alimenta il legame sociale.

     

  4. argomentattiva: relativa allo sviluppo di ragionamenti che dalle premesse porta a certe conclusioni.

     

 

 

 

Queste funzioni consentono l’uso della lingua intesa non come un codice, ma come “situazione interattiva” in cui accanto a componenti di codice, hanno luogo processi inferenziali; quindi la conversazione non è il semplice prodotto di proposizioni, ma di atti linguistici, in cui ogni interlocutore, enunciatore del proprio discorso, dotato di pensiero, emozioni, identità è corresponsabile dell’atto comunicativo prodotto. La comunicazione è un processo esposto a diversi livelli di incertezza, e il contenimento del tasso di imprecisione della comunicazione è affidato proprio alla conversazione, strumento elaborato, nell’evoluzione, dalla specie umana per creare la “conferma e certezza delle inferenze”, operate in modo reciproco dagli interlocutori, in virtù dell’incertezza comunicativa.

 

 

Alla luce di quanto detto, è necessario adottare un atteggiamento analitico, pena equivoci e imputazioni di intuizioni infondate. Quindi:

 

 

 

  1. una conversazione: è un insieme di enunciazioni, cioè atti linguistici.

     

  2. ogni enunciazione, considerata in sé, è indecidibile, cioè per comprenderne il significato si dovrà fare attenzione all’interpretazione in atto che ne fornisce il suo interlocutore in turni di parole successivi.

     

  3. ogni conversazione è, e deve essere, contestualizzata, cioè per essere capita bisogna riferirsi a status e ruolo dei partecipanti, scopi.

     

 

 

 

Oggi, per l’analisi della conversazione viene utilizzato un approccio mirato a suddividere la struttura in sequenze e ogni sequenza in più sottosequenze. La conversazione è senza dubbio una delle modalità di interazione più quotidiane, diffuse e spontanee; è il collante tra individuo e individuo, individuo e collettività, tra processi cognitivi e rappresentazioni sociali, è una interazione in cui due o più individui costruiscono il senso delle proprie azioni; per il suo studio è necessario un approccio qualitativo, per comprendere e descrivere le modalità di gestione dell’incertezza dovuta alla natura imprecisa dei moduli verbale, non verbale, paraverbale e prossemico.