Criminologia

Tipologie Omicidio in Sardegna: l'omicidio barbaricino

In Sardegna, precisamente nella regione della Barbagia,....

...esiste ed è radicata una tipologia di omicidio legato a questioni di onore personale, immagine sociale, rispetto individuale, le cui dinamiche fanno capo ad un antico sistema di regole informali ( implicite, non scritte), una sorta di codice di comportamento per la regolamentazione di conflitti, faide, sgarri, offese, contese, il c.d. CODICE BARBARICINO, un antico codice d’onore, molto probabilmente un’evoluzione stessa del banditismo sardo della Barbagia. Una sorta di faida, che spesso insanguina la cronaca sarda, è un tipico fenomeno legato a questa regione della Sardegna, che nasce e trae origine dalla sete di vendetta. Nella fattispecie la faida non è altro che un susseguirsi di azioni conflittuali, che indirizzi o gruppi o famiglie si scambiano tra di loro. Si attua per riscattare quelle che sono ritenute gravi offese, per chi le subisce, e che hanno in qualche modo leso l'onore e l'integrità morale di una persona, ma non solo. Il codice barbaricino, è un codice culturale che nutre e alimenta quella che viene definita la "cultura della vendetta". Esso nasce come azione di tutela giuridica derivante da una sfiducia nei confronti dello Stato e del suo sistema giudiziario, ritenuto inadeguato a far fronte a qualsiasi tipo di contesa privata

. Nel codice d'onore barbaricino quando viene subito un torto, un’offesa, ci si deve vendicare; un uomo d'onore non si può sottrarre alla vendetta. Una volta accertata la responsabilità di un'azione, la vendetta può essere eseguita; essa deve essere progressiva, prudente e proporzionata, cioè deve arrecare un danno maggiore ma analogo a quello subito; sono differenti le tipologie di offesa, si va dai danni patrimoniali ( furto di bestiame), alla diffamazione e calunnia, e a quelli più gravi come le offese di sangue ( omicidio o tentato omicidio di un parente e/o familiare) In questa sede ci si occuperà del classico omicidio (volontario) barbaricino.

 

 

 

Abbiamo detto precedentemente che questo fenomeno delittuoso si consuma in una regione ben definita, nell’entroterra sardo della Barbagia, in cui regna un clima e una cultura agro-pastorale, molto chiuso verso l’esterno ai cambiamenti sociali, culturali e istituzionali (Stato, leggi etc..); quando si verifica una situazione per la quale un individuo subisce un’offesa, a questa si deve rispondere con l’offesa, in virtù appunto del codice d’onore barbaricino, da sempre radicato nella cultura e nella mentalità degli abitanti di questa regione; in altre parole, perché si compia un omicidio da uomo d’onore ci deve sempre essere un movente, che può essere legato ad una faida familiare, a tutela della proprietà privata, del bestiame, per far tacere testimoni che parlano o hanno parlato troppo, spie, ma anche per autotutelarsi da anologhe azioni criminose della parte avversa. Bisogna sottolineare il fatto che oggi però, a differenza di quanto avveniva in passato quando l’offesa veniva restituita per  mano propria, la parte offesa non si sporca le mani ( ovvero il mandante), nel senso che non è lei l’autore materiale del reato, ma viene incaricata una terza persona, il c.d. sicario. Il mandante prende comunque tutte le precauzioni del caso, cioè prima di commisionare un omicidio, si preoccupa di trovare un alibi di ferro, solitamente nel momento in cui viene uccisa la parte avversa si fa trovare in luogo molto affollato, dove è sicuro che ci siano molti testimoni, come un bar; tuttavia, quando non si ha la possibilità di procurarsi un alibi reale e concreto, il mandante ricorre, in taluni casi,  alla falsa testimonianza che in genere non viene mai negata, grazie anche alla diffusione della cultura , in questo clima agro-pastorale, dell’omertà; l’alibi può anche essere comprato tramite il denaro, ma il più delle volte si ricorre ad un favore alla pari; anche il sicario, comunque, ha la necessità di procurarsi un alibi quantomeno minimo, senz’ alibi non si uccide. Il mandante fornisce al sicario tutte le informazioni necessarie per la riuscita, senza rischi, dell’ assassinio, ovvero abitudini, consuetidini, attitudini e comportamenti della futura vittima. Il sicario, per contro, non ha né la necessità di conoscere le ragioni del perché deve uccidere, deve solamente eseguire un mandato, un compito, per il quale verrà ricompensato in denaro ( 50% si paga alla commisione dell’assassinio e il saldo a omicidio compiuto) oppure sa che un domani potrà comunque richiedere un favore alla pari; utilizza sempre armi proprie, mai accetta armi proposte da altre persone, per non correre il rischio che siano state utilizzate in altri omicidi e quindi la possibilità che gli vengano attribuiti delitti da lui non compiuti; il sicario, inoltre, non opera mai da solo quando compierà l’agguato, ma solitamente si avvale di un’altra persona, proprio perché sparando con due armi la riuscita del delitto è praticamente certa. Le armi predilette, in questo tipo di omicidio, sono sempre armi da fuoco, solitamente il fucile ( cal. 12 , la c.d. doppietta), caricato a pallettoni, per avere sia maggiori garanzie di ruscita con la sua classica rosata di pallettoni, sia perché non lascia bossoli, ma anche perché non nlascia residui di polvere da sparo sugli indumenti dell’autore del reato , quindi utili indizi per gli inquirenti nelle indagini investigative. Del tutto particolare risulta essere la dinamica dell’esecuzione dell’ omicidio; il sicario predilige quasi sempre operare al buio, quasi sempre nella tarda sera o all’alba; la scenario del crimine è quasi sempre la località dove la vittima si reca per lavorare, quindi l’ovile o l’azienda; spesso accade che il delitto è consumato lungo l’itinerario che dalla abitazione della vittima porta al luogo di lavoro, ma anche in prossimità dell’abitazione stessa della vittima, magari quando vi rientra a tarda sera; sovente capita che l’itinerario percorso dalla vittima è ostruito con dei massi per far si chè la vittima sia costretta a rallentare, divenendo così un più facile bersaglio sotto il fuoco del sicario e dei suoi eventuali aiutanti.

 

 

Da un’ analisi del contesto culturale

( quello barbaricino) in cui un crimine così violento si consuma, si comprende quanto possano essere difficili e complesse le indagini investigative per la ricerca dell’autore del reato; non ci sono mai diretti testimoni dell’omicidio, anzi , in ragione dell’omertà e del disonore nel testimoniare agli occhi della collettività, essi sono sempre a favore del mandante e del sicario; si riesce a trovare dei testimoni solamente tra i parenti della vittima, ma se neanche tra questi ve ne sono, è facile ritenere che è in atto un’azione di vendetta nei confronti dell’autore dell’offesa. Inoltre, è diffusa la cultura della falsa testimonianza che può essere concessa sia a titolo di favore, o di solidarietà in virtu del Codice Barbaricino, sia dietro compenso pecuniario.Tralasciando gli esami dell’autopsia, quelli balistici e scientifici, e comunque l’analisi della scena del crimine, che sono fondamentali per la ricostruzione dell’evento, il primo passo che un buon investigatore deve compiere per la ricerca dell’autore del reato è quello di ricostuire minuziosamente le dinamiche familiari e relazionali della vittima per la ricerca di un movente( aveva dei nemici…? chi? perché ?), non solo interrogandone i familiari, ma anche avvalersi di buoni informatori che, possono essere già dei conoscenti dell’investigatore, sia magari dei carcerati per aver compiuto altri reati ma che, in modo indiretto per la circolazione di informazioni tra il carcere e i dintorni dei paesi vicini, sono venuti a conoscenza di alcuni indizi importanti; in questo caso si rivelano molto utili le intercettazioni ambientali nel mondo carcerario, soprattutto quando non si riescono ad ottenere informazioni dai colloqui con i detenuti.